Contatto diretto

Leggo su Fresh, blog dell’attivissimo Max, di 2TalkAbout, interessante iniziativa di comunicazione diretta tra consumatore e produttore. Il funzionamento è molto semplice, si tratta di un network di blog dove i consumatori sono invitati a dire la loro su un prodotto o su un brand. Honda è stato il primo marchio interessato ad essere presente sul network, e sembra funzioni. I post sono numerosi e gli ingegneri di Honda partecipano attivamente alla discussione, dando risposte sensate anche ai problemi più banali (es. fare il pairing tra il proprio cellulare e il bluetooth della macchina).

E qui da noi? Sarebbe ipotizzabile realizzare una servizio del genere nel mondo del vino?
Consorziare magari i produttori più grossi e più preparati tecnologicamente per fornire un servizio di comunicazione più trasparente e un contatto diretto con i consumatori?
Non sarebbe un grandissimo impegno per loro, visto che i contenuti vengono dal basso, dalla base, mentre sarebbe un ritorno di immagine enorme e una grossa semplificazione del loro Customer Service (sempre ne abbiano uno).

Mmmh… fino a quando siamo ancora fermi alle mancate risposte alle email, la vedo francamente un po’ dura….

Fonti: Fresh, 2TalkAbout.com

C’è metodo (di degustare) e metodo!


da sinistra: Tarabuso 04, Maronea 03, Tenuta di Valgiano 03, L’Argentiera 03, Paleo 01, Sassicaia 00

Apprezzo l’ONAV e l’impegno che l’organizzazione mette nell’educazione “delle masse” al vino di qualità. E’ un grande gruppo di persone, nel quale mi trovo bene, ma che come tutte le associazioni (e quanto, in altre “association”, me ne sto accorgendo…) ha i suoi difetti. Nella fattispecie trovo le loro degustazioni un po’ troppo didattiche e poco stimolanti il confronto. E’ quanto è successo la scorsa settimana a Milano per i vini di Bolgheri (più un intruso).

Grandi vini senza ombra di dubbio, ma come si fa a capirli come si deve in un ambiente caldissimo in alcuni punti, e gelido in altri causa aria condizionata orientata male, con quasi 80 persone presenti, odore di salame che usciva dalla stanza dove stavano preparando il buffet per il dopo degustazione e poca attenzione da parte dei presenti?

Inoltre reputo perfettibile il metodo con cui queste degustazioni sono condotte. Sicuramente il 95% dei presenti era esperto e diplomato degustatore, quindi in grado di giudicare i vini in autonomia. Che necessità c’è di guidare la degustazione passo a passo senza nemmeno dare il tempo ai presenti di farsi la propria idea sul vino in assaggio? Logico che se il docente mi dice che il vino ha certe caratteristiche, un certo olfatto e un certo gusto, sono influenzato dai suoi giudizi e condizionato nelle mie opinioni.
Non sarebbe meglio, a questo punto, avere meno persone in sala, meno vini in degustazione e dare tempo a tutti di giudicare i vini, facendo parlare solo in seguito i docenti, in modo da confrontarsi sulle differenze di percezioni e di sensazioni?
Sarebbe sicuramente più interessante e formativo.

Poi, era proprio necessario avere come ospite la proprietaria della Tenuta di Valgiano?
Non ha dato alcun valore aggiunto alla serata, se non un effetto stile piccolo spazio pubblicità.

Per la cronaca, il muscolosissimo Paleo mi è piaciuto più di tutti, pur essendo un po’ piacione, l’Argentiera mi è sembrato il più elegante mentre la Sassicaia non mi ha dato particolari emozioni.

Le mie 5 cose, 5

Invitato da Alice, non posso fare altro che ubbidire e postare, in questa calda sera di domenica (ma c’ho l’AC, eh! Non muoio di caldo, io!) il mio primo MeMe. Non c’azzecca un granchè col vino, ma non si può sempre essere coerenti!

5 cose nel mio freezer:

– un bel pezzettone di spalla sceltissima per il bollito perfetto. E’ li, in attesa dell’arrivo della stagione adatta, dove si sposerà in pentola con un pezzo di gallina e un salamino, e nel piatto con un dose massiccia di ottima mostrarda.
– un sacchetto di ravioli del plin al castemagno, presi a Limone Piemonte. Mi sa che mi devo sbrigare a mangiarli….
– cipolla, prezzemolo e salvia surgelati. Lo so, fanno schifo, ma a casa mia le cipolle marciscono con una rapidità impressionante, e la mia unica salvezza per i soffrittini sono quelle surgelate….
– due confezioni di patate novelle. Come sopra, con la variante che le patate fanno le radici, e l’ultima volta il mio sacchetto delle patate sembrava un’installazione postmoderna!
– pane pane pane e ancora pane. Me ne dimentico sempre, e avercelo in freezer è una bella salvezza.

5 cose nella mia cabina armadio (solo 5?):

– moltissime giacche, di tutti i tessuti. In questo momento cotone e lino.
– altrettanti pantaloni da abbinare alle giacche di cui sopra per degli splendidi spezzati.
– circa 25 cravatte
– una montagna di camicie in attesa di stiratura
– il piumone del mio letto in attesa di essere portato in lavanderia (…aspetta aspetta…)

5 cose nella mia macchina:

– la valigietta con i bicchieri ISO dimenticata li dall’ultima degustazione (saranno superincrostati) – una guida sulla Toscana più un tot di pagine sulla zona di Lucca e Montecarlo, dimenticate dall’ultimo giro che ho fatto da quelle parti con la Mary
– un sacchettino profumato alla lavanda amorevolmente confezionato dalla Giov (che è anche la mia mamma)
– una quantità indefinita di CD tutti infilati nella custodia sbagliata
– la rivista “Cucina del Bresciano” che non so come sia finita nella mia macchina

E per finire, visto che non ho una borsetta, le 5 bottiglie alle quali per un motivo o per l’altro sono più legato. Alcune le conoscete di sicuro, altre sono delle belle sorprese.

– Sassicaia ’02 che se la berrò, sarà fra una decina di anni
– Barolo Bricco Visette ’01 di Ghisolfi
– Barbera Rocca Barbera ’04 Le Torricelle (impressionante, ne riparlerò…)
– Monastero di Valbissera ’99 Poderi San Pietro
– Carlo V ’01 Vigna del Greppo

Vedete? Alla fine il legame con il vino sono riuscito a farlo!

Ricevuto e pubblicato

Ricevuto ieri nella mia Gmail:

Gentile Sig. Grossi, il mio nome e’ **** ****** e sono la persona dedicata alla ricerca di blog e portali con i quali far collaborare ******** (segue link), bottega on line dedicata alla vendita di prodotti enogastronomici di alta qualita’.
Scrivo per sapere se puo’ essere interessato ad una affiliazione con il nostro e-shop.
Resto in attesa di un suo feedback
Cordialmente **** ******

Gentile Signorina, ho riunito il CDA di Imbottigliato All’Origine e, in sessione separata, il comitato Marketing, sulla possibilità di affiliazione con il vostro e-shop.
Sono veramente costernato nel comunicarLe che, per motivi strategici, siamo costretti a rifiutare la sua proposta di collaborazione. In realtà siamo già in trattativa con una decina di marchi del lusso, qualche multinazionale della bellezza e un paio di gestori telefonici, internazionali. Oltre che in trattativa per l’acquisizione del nostro prestigioso brand da parte di un’organizzazione internazionale molto importante. Con sede a New York, sull’East River.
Mi riserverò la possibilità, comunque, di contattarla per future collaborazioni, magari dopo il nostro IPO al Nasdaq.
Cordiali saluti
Marco Grossi

Scherzi a parte, per etica preferisco non avere pubblicità di qualunque tipo sul blog, non vorrei mai cadere nel dilemma di criticare un prodotto e avere lo stesso prodotto pubblicizzato qui accanto…

Creativi di tutto il mondo unitevi

Eggià, come dice il buon Fiorenzo, c’hai mica un logo che t’avanza?
Di che si tratta? Come avete letto, domenica è nata la WBA. Ora ci serve un logo che permetta alla nosta associazione (anzi Association, che fa più international) di essere rappresentata e riconosciuta come si deve in tutti i prestigiosissimi eventi a cui saremo invitati a partecipare.
Come si fa? Create un bel logo che abbia come tema il vino e la parola Wine Blog Association e inviatelo a questa mail. Al logo prescelto dal Comitato (e quindi più fico) in premio un Barolo 2001 di Schiavenza.
Buon lavoro!

Monsoon Wines

Sono stato a una serata di presentazione di vini Indiani qui in zona. Perchè ci sono andato? Perchè sono una persona curiosa, soprattutto verso le aree dove la viticultura è, in parte, “cosa nuova”.
Cosa ho capito? Che in India l’uva si produce da 4000 anni e che si beve vino dai tempi dell’impero Moghul (e loro ne bevevano tanto…). Che per il 98% la vite coltivata produce uva da tavola. La tavola del nord europa, per la precisione. E che quel poco che si produce da vino, è tutta nella regione del Maharashtra. Inoltre ho scoperto che il clima indiano, che noi consideriamo impossibile, non è in realtà così ostico per la vite. Ci cresce benino, fiorisce due volte all’anno, non va mai in riposo vegetativo e inoltre il grande sbalzo termico tra giorno e la notte (anche 20°) permette lo sviluppo di aromi strardinari.
Si mormora che i Sauvignon indiani siano da’paura.
Tra l’altro, meraviglia, si può impiantare a piede franco, perchè l’acqua che arriva concentrata nella stagione dei monsoni non permette alla filossera di attaccare le radici.
E si può irrigare, quanto si vuole (ma con tecniche israeliane, sia chiaro); avendo due fioriture all’anno potando la seconda si è certi che dopo 180 giorni si ha il raccolto, bello preciso e puntuale.
E che le rese in vigna possono arrivare fino a 250 quintali per ettaro per un bianco come lo Chenin Blanc.

250 quintali per ettaro?

No, non parliamo di bag-in-box, ma di un vino venduto, sul loro mercato, a 7 euro (dove la gente di euro ne guadagna uno al giorno, se va bene). Di fascia alta quindi. Con un bel packaging, un’immagine, un certo nome. Da esportare magari. Assaggiato, anche buono, più verso il decimale 8 che 7.

Ho anche capito che in India non esiste alcun controllo in materia di vinificazione. Si può usare quello che si vuole senza problemi particolari. Perchè, dicevano, è giusto così, le norme non servono a niente, anzi ci si perde a seguirle come si fa in Italia. Si fa troppo i puristi, per cosa? Per avere un’annata buona e cinque cattive? Magari coltivando viti difficili, con vini che devono maturare a lungo perchè cattivi? Perchè tanto al Nord i rossi non vengono bene, e bisognerebbe estirpare tutto e fare solo bianco, con buona pace di nebbiolibarberasangiovesi&co coltivati da millenni?

Ma no, via, pensiamo ai danè e giù di gomma arabica e glicerina, via di trucioloni e correzioni di acidità o aggiunte di zuccheri e facciamo un bel vino intenascional, che tanto al popolo piace. E se con 250 q/e gli aromi e la struttura sono quelli che sono, ci sarà sempre un israeliano pronto a fornire una Arom O’Matic, una nuova diavoleria che ci, anzi li, farà sempre di più sprofondare nell’abisso dell’omologazione.

Workshop, il giorno dopo

Come dicevo, ieri ho partecipato al workshop “Network, o del nuovo umanesimo digitale“.
Buona la partecipazione in platea, personalmente mi aspettavo meno gente ed ero anche piuttosto in ansia, visto che non sono esattamente un animale da palco.

Tra le altre cose, si è parlato della differenza tra un blogger e un giornalista, del ruolo dei blog come nodi di un tessuto sociale, dell’importanza degli stessi come antenne di trasmissione delle informazioni (bella la definizione di Luca “medium di trasmissione nodale”).
E anche di importanza del passaparola, dell’influenza che i blog possono avere sulla massa e dello stato (penoso) della situazione dei corporate blog nelle aziende italiane. E di come potrebbe essere utile un blog di questo tipo nell’aiutare un’azienda a comunicare in maniera più umana sia all’interno sia con i propri clienti.
Nello stesso modo si è parlato degli errori che alcune aziende hanno fatto nel tentativo di censurare i blog che hanno mosso critiche verso di loro (Luca, prova a cercare così, vedrai che i risultati escono anche in prima pagina… anche se Google è come la donna, mobile).

Un sentito grazie a Mafe che ha organizzato il workshop in maniera splendida, e un saluto a tutte le persone che ho avuto modo di conoscere ieri.

Aggiornamento: qui potete trovare un ottimo riassunto di tutto ciò di cui si è parlato Giovedì, grazie a Marlenek (Daniele) di Dblog.

Delle cantine e dell’uso della posta elettronica

Ultimamente si fa tanto parlare di promozione delle aziende vitivinicole italiane, di visite in cantina, di incremento delle vendite e di nuovi strumenti di marketing e affini.
Tutto ciò ha scatenato in me l’idea malsana di testare sul campo come le aziende utilizzano lo strumento base-base, nel 2006, di un’attività che ha anche un sito internet. L’email.
Partendo dal concetto che se hai un sito e sullo stesso pubblichi un indirizzo email, questa email dev’essere monitorata e utilizzata per mantenere i rapporti con chi ti scrive, ho provato a fare un piccolo esperimento pratico. Chissà che ne pensano Max e Slawka!

Ho selezionato dalla guida Vini d’Italia 2006 in maniera totalmente casuale venti produttori, sette al nord, sette al centro e sei al sud, unico vincolo la presenza di un sito internet.
Ho poi visitato i siti dei produttori scelti e ho recuperato l’indirizzo di posta elettronica pubblicato, in maniera palese, nella pagina dei contatti o in pagine simili.
Fatto ciò il giorno 31 Maggio ho inviato ad ognuno la seguente email:

Buongiorno, siamo un gruppo di appassionati e stiamo organizzando un giro nella vostra zona per Sabato 10 Giugno.
Vorrei sapere se la vostra azienda è disposta ad ospitare sei persone per un assaggio dei vostri prodotti e magari una visita in cantina.
Il tutto non dovrebbe durare più di un’ora.
Mi può far sapere la sua disponibilità a riceverci?
Grazie 1000

E mi sono seduto ad aspettare :-)
Fino ad oggi. Penso una settimana sia un tempo più che abbondante per ricevere delle risposte.
Chi non ha risposto in questo periodo dubito lo faccia in seguito. Il risultato è, a mio avviso, sconfortante, anche se mi sarei aspettato di peggio.

Hanno risposto 12 aziende su 20 contattate, il 60%, 4 per ogni macroarea.
Sette, in maniera molto celere, hanno risposto nello stesso giorno, tre il giorno sucessivo, una il giorno 3 giugno e una il giorno 6 giugno.

Se solo il 60% del mio campione, pur avendo un sito a volte di buon livello e aggiornato, utilizza uno strumento base e banale come l’email per dialogare e comunicare con potenziali clienti, siamo messi maluccio. Reputo sia un po’ più difficile, con queste premesse, sensibilizzare la massa dei produttori sull’uso dei blog, sull’importanza delle relazioni con i potenziali clienti, del marketing one to one e dell’e-commerce come risorsa fondamentale per emergere ed essere competitivi.

Logicamente, a tutte le aziende che hanno risposto alla mia richiesta ho prontamente mandato una email di disdetta, scusandomi per il disturbo e ringraziandoli per la disponibilità. Alcuni, oltremodo gentili, hanno risposto a loro volta.

Tutti quelli che hanno risposto, come scusa per il disturbo, si meritano una citazione.

Tenute Rubino
Il Conte Vini
Cantine del Notaio
San Romano
Dorigati
Fattoria la Valentina
Azienda Benincasa
Tenuta Garetto
Azienda Agricola Ceuso
Castello di Querceto
Il Pratello
Cantine Lento

Autopromo

Lo so, sono OT per il mio blog e poco etico, ma fatemi fare un po’ di pubblicità!
Giovedì 8 Giugno, alle ore 14.30, nell’ambito dell’EBA Forum, sono stato invitato a partecipare a una tavola rotonda/workshop sul tema “Network, o del nuovo umanesimo digitale“. In due parole di tratta di una discussione sull’evoluzione degli strumenti di comunicazione mediati dal computer, dalle BBS ai Blog, dalle community al grassroot journalism e su chi o cosa influenza le scelte – di acquisto e non solo – di chi vive intensamente la rete, e se è ancora possibile pensare di farlo.
Chairman e moderatore della discussione Mafe de Baggis, parteciperanno oltre al sottoscritto Luca De Biase, Marco Mazzei, Giuseppe Granieri, Sergio Maistrello, Paolo Valdemarin, Carlo Annese.

Se siete interressati a partecipare, l’EBA Forum si terrà a Milano al Palazzo Affari ai Giureconsulti.