Vintage New York

Come dicevo, nella mia escursione pomeridiana in quel di Soho mi sono imbattuto in un posto che ha attirato subito la mia attenzione. Si tratta di una specie di bar/enoteca/rivendita di vini provenienti principalmente dallo stato di New York: Long Island, Hudson Valley e Finger Lakes.

Viste le precarie condizioni del tempo (tropical storm in avvicinamento) e la mia innata curiosità, mi sono addentrato nei meandri di Vintage New York, un bel locale devo dire, dove oltre alla rivendita fanno degustare 5 vini a 10$, un vero affare.

L’affabile bartender, che come ho scoperto in seguito ha passato parte della sua vita in Francia, zona Bordeaux, beato lui, mi ha subito fornito tre simpatici pieghevoli contenenti la lista dei vini in degustazione. Ad occhio e croce più di 300 etichette tre le quali scegliere i miei cinque vini.
Non conoscendone uno, mi sono in parte fatto guidare, in parte scelto i più cari (amici, visto che si può, approfittiamone!).

Ecco le mie note di degustazione, evito di dare punteggi, per carità, non sono ancora a quei livelli :) :

Long Island Sauvignon Blanc Palmer, 2005 – 15,99 $

Alla vista si presenta completamente scarico di colore, manco fosse un nostro Blanc di Morgex.
All’olfatto poca tipicità di Sauvignon, molte note citrine e molto verde, quasi acerbo.
In bocca acido e corto, un vino da aperitivo, nulla di che veramente.

Long Island Sauvignon Blanc Jamesport Vineyards, 2004 – 19,99 $

In realtà volevo assaggiare uno Chardonnay, ma il ragazzo ha insistito assaggiassi questo secondo S.B.

Alla vista un bel colore, giallo paglierino, invitante davvero.
Al naso note all’inizio di limone, pesca bianca, poi kiwi e frutti tropicali, veramente intrigante.
Assaggiato perde un po’ di poesia e si banalizza un pochino, ha comunque una discreta acidità che lo rende fresco e piacevole. Un pochino corto il finale.

Finger Lakes Pinot Noir Standing Stone, 2003 – 19,99 $

Un dramma. All’0lfatto esce un frutto surmaturo, una marmella di ciliegie molto forte, e basta.
In bocca risulta quasi dolce, marmellatoso, un frutto surmaturo fortissimo abbinato a poco corpo e completa assenza di tannini e acidità. Un vino piatto. Bocciato.
Ne parlo con l’oste che ammette che New York ha un clima troppo particolare per il Pinot Nero, e che nonostante gli sforzi, i winemakers fanno veramente fatica a fare dei buoni prodotti. Eggià!

Long Island Cabernet Franc Castello di Borghese Reserve, 2001 – 28,99 $

Buon colore intenso con note mattonate all’unghia.
Al naso ci risiamo, esce un marmellatone mostruoso (rileggo i miei appunti, ho proprio scritto così :) ) con in più note di terzializzazione abbastanza squilibrate: affumicato che col tempo svanisce lasciando posto a un tostato, alcune note animali.
In bocca (rileggo gli appunti) ha poco corpo, “molle come un fico”, vino molto scomposto.

Long Island Pellegrini Encore, 2001 – 39,99 $

Si tratta di un taglio bordolese, Cab Sav, Cab Franc, Merlot, Petit Verdot.
Al solito escono note surmature, di frutta rossa molto forte, e delle note marcate di verde, accompagnate da un terziario di smalto (se terziario è) che fa una fatica terribile ad andarsene.
In bocca è un filo scomposto ma ha la sua dignità, con una piacevole acidità a tenerlo fresco e dei tannini tutto sommato morbidi, che fanno presagire una buona longevità. E di gran lunga il miglior rosso della giornata.

Per finire, omaggio della casa:

Long Island Late Harvest Riesling Jamesport, 2004 – 44,99 $

Vendemmia tardiva di Riesling (avrei preferito un ice wine), si presenta con un colore molto bello e carico, quasi ambrato, intenso.
Scende nel bicchiere vischioso, ha un interessantissimo aroma di ananas, frutto della passione, note citrine sul fondo. In bocca è piacevole, dolce, abbastanza acido ma con solo il 9% di alcool.
Come mai? Con tutto questo zucchero non sono riusciti ad ottenere un grado alcoolico maggiore?
Purtroppo si sente la mancanza di alcool, lo fa sembrare più un succo di frutta che un vino.
Comunque molto interessante.

Come vedete hanno ancora un po’ di strada da fare. Sono sicuro che il clima di New York, inverni lunghissimi e estati torride sia più promettente per i bianchi che per i rossi, e si vede.
Bella invece l’idea della degustazione a prezzo fisso, fatta ad-hoc per attirare i curiosi e per divulgare la conoscenza dei vini di una zona che soffre di sicuro la concorrenza interna della west coast e i wine snob niuiorchesi.

Kiss you good bye….

E così anche questo viaggio è giunto al termine.
Tanto per stare in tema di posti strani da dove… postare, sono al JFK in attesa dell’aereo che mi porterà a casuccia. Ovviamente ci sono stati dei piccoli problemi, tipo che dopo un ora di coda al terminal Delta mi hanno detto che il mio aereo sarebbe partito dal terminal principale. Evabbè.

Nel post di ieri vi accennavo che sarei andato a degustare qualcosa in un wine bar che conosco a Soho. Invece mi sono imbattutto in una rivendita-degustazione di vini dell’area di New York, principalmente Long Island. Per 10$ era possibile assaggiare (quantità generose) 5 vini a scelta tra gli oltre 200 della loro lista.
Ho scelto di provare due Sauvignon Blanc, un Cabernet Franc, un taglio Bordolese, un Merlot e, omaggio della casa, un “late harvest”, cioè il loro passito.
Domani con calma vi riporterò i risultati. Nulla di che, in ogni caso. Di strada ne hanno da fare ancora tanta.

Considerazioni last minute su NY:

22072006066Devono aver avuto tanta fame in passato, visto che si può mangiare ovunque, tanto, per poco, ad ogni ora del giorno e della notte. Il risultato si vede. Gli americani, e soprattutto le americane, sono in lievitazione e la loro taglia è sicuramente superiore alla media. Diciamo che la statua di Botero nella hall del Time Warner Center è proprio azzeccata. Caso o beffarda lungimiranza?

Gli “scaffolds” ti salvano la vita quando, come è successo a me, sei sorpreso da una tempesta tropicale nel mezzo di Park Avenue South, e il tuo piccolo ombrello tarato sui temporalini di Milano non ce la fa proprio più

P1010249Il traffico di New York è formato per il 90% da Taxi. Il 100% dei taxisti sono immigrati più o meno dell’ultim’ora, e provengono da paesi dove il codice della strada è interpretato in maniera “creativa”. Per cui il traffico di New York assomiglia sempre di più al traffico di Islamabad. Vige la regola del colpetto di clacson: un colpetto per attirare l’attenzione dei clienti, uno per chiedere la precedenza, uno per dare la precedenza, uno per salutare i colleghi e così via, sinfonia di “horns”, sorta di arcano alfabeto morse dei taxisti, metalinguaggio nella babele di lingue parlate dai pittoreschi taxi driver della grande mela

Per quanto tu possa aver vissuto a New York, non capirai mai quando devi dare la mancia e di quanto deve essere. Ieri per esempio ho preso una Philly steak, me l’hanno servita al tavolo, ma il posto era come un fast food. Dovevo dare la mancia? Mah…

Per quanto tu possa aver vissuto a New York, ti fregano comunque. Il tassista che mi ha portato qui al JFK mi ha fatto pagare la tariffa fissa da 45$ quando questa è valida solo dal JFK verso Manhattan, e non viceversa. Avrei risparmiato 10$.

Annunciano il mio volo.

Take care, lovely place, hope to see you again soon!

Quickie from Soho


Una delle cose piu’ belle di NY e’ girare per Soho, trovare il bellissimo Apple store, entarci ed impossessarsi di una delle diaboliche macchine bianche. E postare al volo, da li, anzi, da qui, visto che lo sto facendo in tempo reale, sul mio blog.
Cosa voglio dirvi? Nulla, solo rendervi partecipi di questa esperienza.
Intanto ho anche scattato una paio di foto col cellulare, le ho scaricate con il bluetooth sul mac di cui ho preso possesso e mo’ le pubblico pure. Che spettacolo!
Anzi, visto che ci sono magari mi compro un Ipod. O un MacBook. Mmmmmh la tentazione e’ forte.
Di sicuro quando esco da qui vado a farmi uno snack e a bere un bicchiere di vino qui vicino, ai Tre Corvi. Ho bei ricordi di quel posto.
E stasera, invece, tex-mex food. Ho ritrovato il mio Mex preferito, Lupe’s East LA, sulla 6th Avenue. Imperdibile. Dopo il koreano di ieri sera con il mio vecchio amico Paulo, ho bisogno di “real food”!

New York Goes Organic

Come a contrastare il proliferare a midtown di kebab e falafel, sembra che i newyorkesi abbiano scoperto la frutta. Farmers Market nelle piazze, supermercati dove impera la frutta, chioschi che vendono smoothies (frullati di frutta e altro, ne ho preso uno l’altro giorno, non finiva più… penso di essere diventato del colore del mango da quanto ne ho ingurgitato).
E poi baracchini lungo le strade che sembrano appena arrivati da una foresta tropicale visto l’abbondare di ortaggi e vendita di fruit salads a gogo.
Che sia una mossa dell’amministrazione pubblica per combattere l’obesità crescente degli americani? Tipo contributi per la rottamazione dei chioschi tradizionali in favore dell’apertura degli “organics ones”?
Quante cose cambiano in cinque anni….

18072006059

and the problem is: to go organic…

18072006058
…or to go trash food?

New York/2: Astor Wines, che sogno!

Entro un momento in modalità blogger-carogna: crepate di invidia, questo è il posto più bello da dove abbia postato in vita mia: sulla terrazza al 15mo piano dell’Hudson Hotel, giro la testa a destra e vedo la skyline di midtown, di fronte a me le nuove Trump Tower, sotto di me la 7th 9th Avenue con tutte le lucine rosse delle macchine… e bevo Pinot nero della California. Uno spettacolo!

Il giro oggi è stato fruttuoso, come promesso tra le altre cose (tipo camminare per il secondo giorno di fila per 20 miglia) mi sono anche occupato di vino, per quanto possibile. Seguendo le indicazioni di Terry sono passato da Astor Wines.
L’ho cercato dove me lo ricordavo, cioè in Astor Place, ma il negozio si è spostato qualche blocco più a sud, in una sede rinnovata, a Lafayette and 4th street.

Il posto è la quint’essenza di come dovrebbe essere un’enoteca: ampi spazi, ottima climatizzazione, buona luce e esposizione di tutti i vini in vendita, oltre che personale attento e disponibile. Nessun problema neanche per fare foto all’interno: ho chiesto al commesso se era possibile farne per il blog e, sentito lo store manager, ho avuto il permesso senza alcun tipo di problema. Le trovate qui.
I vini sono distribuiti per zone geografiche, con particolare attenzione ai vini europei, che sono posti subito all’ingresso, insieme a delle curiosità provenienti dal medio oriente. I vini Italiani pareggiano i Francesi come quantità, che è una bella cosa. Nell’area posteriore invece sono presenti i vini dei “nuovi mondi” e i vini speciali, oltre che una bellissima area climatizzata contentente le bollicine e i vini che hanno bisogno di temperature particolari.
Ottima cosa anche un’area dedicata ai vini biologici, naturali e biodinamici, con tanto di spiegazioni che comunque non mancano mai su tutti gli scaffali.
L’ampia selezione di Italiani comprende, oltre i classici piemontesi e toscani, anche delle vere e proprie curiosità. Sono rimasto sorpreso nel trovare i vini dei fratelli Grosjean, il Fumen e il Torrette, non pensavo fossero produttori da esportazione, visto che hanno veramente pochi ettati di vigna, o il Blanc de Morgex. Vini che fatichi a trovare in Italia.
Personalmente ero curioso riguardo ai Pinot dell’Oregon, ne avevo letto ultimamente e ne volevo approfittare. Mi sono fatto invece guidare dall’ottimo commesso che mi ha orientato verso un pinot noir californiano della Russian River Valley, Sutton Cellars… vedremo.

Mi chiedo quando anche in Italia riusciremo ad aprire dei posti del genere, enoteche accessibili a tutti, spaziose e razionali, anche per quegli “utenti” potenziali che nelle nostre enoteche non entrano solo perchè ne hanno soggezione e paura.

New York, day 1.5

Dopo quasi due giorni passati a Gotham inizio a capire cos’è cambiato rispetto a quando qui ci vivevo. E cosa invece è rimasto uguale.
Prima di tutto sono spariti i venditori di Hot Dog, o almeno si sono evoluti. Cinque anni fa i chioschi vendevano di solito Hot Dog, pretzels e i più evoluti hamburger alla piastra. Ora invece il 90% vende kebab, falafel e simili, in tutte le forme possibili: sandwich, take away, piatti e via così. Logicamente il tutto contornato da musica mediorientale e odori che si spandono per 4 blocchi minimo. Considerando che midtown ce n’è uno ogni 50 mt, tutto ciò fa molto “effetto Damasco”, il che stride un po’ con gli avvenimenti degli ultimi anni.

Altra cosa che è peggiorata è l’abuso dell’aria condizionata. Ieri al MOMA (ingrasso: 20$, ma ne vale la pena), la temperatura interna era di 21 gradi, fuori di 32. Da morire, lettaralmente. Tanto che dal sesto piano dove c’era la special exibition sui DADA sono scappato a piano terra nel giardino a scaldarmi al sole come una lucertola. Sono folli. Penso ci sia una centrale nucleare, da qualche parte a Manhattan, solo per alimentare i condizionatori dell’isola.

Poi ho visto in giro molti pià cani. Avere un cane a Manhattan è effettivamente scomodo. I giardini sono taboo e c’è l’obbligo, rispettato, di pulire i loro bisogni (clean after your dog). Però a quanto pare avere un cane è “in” e quindi i padroni si muniscono di accessori all’uopo e puliscono.

Oggi girerò qualche enoteca e cercherò di farmi un idea su cosa si beve da queste parti. Intanto qualche curiosità l’ho già raccolta. Tipo qualche bislacca alleanza tra Italia e Francia per la pubblicità e altre chicche del genere…

I’m gonna be a part of it


Domani parto, destinazione New York. Una settimana nel QG americano della società dove lavoro.
Chissà che effetto mi farà ritornare a camminare sui marciapiedi di quella splendida città esattamente cinque anni dopo la mia lunga permanenza oltreoceano.
E quante cose sono cambiate! Cinque anni fa ero in piena startup internet, c’era la bolla e un sacco di soldi da spendere. Ah, formidabili quegli anni!
E c’erano ancora in piedi le torri. Mi commuoverò a vedere ground zero, lo so già. Alcuni dicono che è scontato, ma io sotto il WTC ci sono passato un sacco di volte, lo conoscevo bene. Inutile dirlo, la grande mela ce l’ho nel cuore e mi è mancata un bel po’, soprattutto all’inizio.

Nella prossima settimana Imbottigliato all’Origine diventerà Estate Bottled, un omaggio alla terra che mi ha ospitato in passato e che mi ospiterà ancora per una settimana.
E cercherò ogni sera di farvi respirare un po’ di aria della grande mela tramite il blog e le mie foto.

Logicamente incontrerò Terry -come non potrei- e cercherò di girare qualche enoteca per darvi un’idea di cosa si beve da quelle parti e di cosa si pensa dei nostri vini.

See ya!

foto: composit di miei scatti, Luglio 2000 dalla cima del WTC – qui lo zoom

WBA redux

Questa volta dovremmo esserci. Dopo aver tenuto la creatura in coma farmaceutico per qualche settimana a causa di qualche, ehm, incomprensione tra i soci (come si è letto su vari blog) siamo riusciti a ri-porre le basi per la WBA e raggiungere l’agognato accordo.
Ora che ti tocca fare? Essere un po’ più trasparenti verso l’esterno, cercare di ricucire gli strappi che si sono creati ed evitare diaspore in futuro. Intanto incominciamo a rimboccarci le maniche per il primo evento al quale parteciperemo in maniera attiva.

Se siete interessati qui trovate la nostra piattaforma programmatica e altre cose interessanti.

Per la cronaca, il sottoscritto è stato nominato tesoriere dell’associazione. Eh, il mio conto alle Cayman è già pronto ad accogliere i fiumi di dobloni in arrivo!

foto: Max

Momenti di puro godimento

Per una sera loro hanno tutto: i vini più buoni, i formaggi migliori, le città più belle.

Anche la gente più simpatica, cortese e gentile del mondo. E la cucina stellare che tutti conoscono. Per non dimenticare i migliori stilisti.

A chi arriva secondo, qualche contentino bisogna pure darlo!

Grazie Azzurri!