E dopo tante parole, il cibo!

E alla fine fu cibo.
In fondo siamo tutti dei gaudenti e delle buone forchette, quindi la cena preparata dai quattro grandi cuochi era una motivazione in più per partecipare a Squisito.

Apre le danze Nicola Cavallaro, blogger ed ex ApePiera, ora all’omonimo ristorante in Milano. Sua la crezione nella foto 1, uno sgombro marinato con composta di cipolla rossa, uva sultanina e pinoli, coperto da una croccante bruschettina di pane che mi dicono si chiami cafone.
Segue il piatto del simpatico Cesare Marretti dell’Osteria Dandy Arte Food di Minerbio in provincia di Bologna (2): dei ravioli di squacquerone sia lessi che fritti su una delicata salsa di mele rosa abbinati ad una creazione di mela e ricotta.

Squisito, la cena

Il secondo è opera di Raffaele Liuzzi della famosa Locanda Liuzzi di Cattolica. Il piatto a mio avviso più particolare e gradito della serata (3), un sandwich di sale dolce di Cervia farcito con uno scampo semicrudo accompagnato da un trancio di branzino con cotechino sottopelle (!), cime di rape e salsa di ostriche di Cattolica.
Chiudono i Liloni Bros, Fanco e Adriano, ristoratori e blogger della Trattoria Pegaso di Gavardo (Bs) con prima un fantastico Bagoss originale e poi con il dessert (4), un delizioso tortino di pere al ristretto di sangiovese con quenelle di ricotta di capra.

Il tutto è stato bagnato dal Vintan 05, blend di Sauvignon blanc e Chardonnay e dall’Aulente 05, Sangiovese in purezza. Assolutamente sorprendente il vino che ha accompagnato il bagoss, il Rebo in purezza Benàcus di Trevisani. Da riempirsene la cantina non fosse per il fatto che ne restano in circolazione pochissime bottiglie. Speriamo nelle prossime annate, intanto segnamoci il nome e teniamoli d’occhio.

Blog conference, di cosa si è parlato (Post Monstre)

Interessanti gli argomenti che sono stati toccati nel corso della conferenza il cui titolo era, per i più distratti, “Fenomeno Blog, è vera innovazione?”

Per vostra comodità, vi riporto un “log” di tutto quello che è stato detto, o almeno tutto quello che sono riuscito ad appuntarmi.

Che cos’è un blog, è il primo argomento proposto da Franco Ziliani di Vino al Vino

Franco dice che è l’evoluzione moderna di quello che una volta era il diario personale.
E’ diverso, attenzione, dal un sito internet tradizionale in quanto in un blog l’utente può iteragire con l’autore mentre in un sito normale tutto ciò non è possibile. C’è quindi una sorta di scambio, di iterazione creatore-lettore.
Inoltre, prosegue Franco, il blog si pone come meccanismo di rottura nello schema classico e un po’ paludato dei media tradizionali. C’è la libertà dal condizionamento della pubblicità e dai vincoli della carta stampata e del giornalismo classico. Questo è stato capito tanto che anche la stampa si sta muovendo in questa direzione: il New York Times, per esempio, ha aperto un blog sul vino e uno sulla ristorazione, e anche in Italia iniziano ad esserci degli esempi di come molti giornali abbiano preso questa direzione.

Il secondo intervento è stato curato da Luca Conti di Pandemia.com Pandemia.info.

Luca ha fatto notare come su Technorati il numero dei blog pubblicati raddoppi ogni sei mesi circa. Il fenomeno, secondo Luca, cresce e ha sempre più l’attenzione dei media tradizionali, tant’è che anche i giornali non possono più ignorarlo e stanno iniziando a creare blog per le loro firme.
Un fattore per monitorare il successo di un blog può essere anche il numero di contatti che si hanno. Luca dice che il suo blog gli ha portato importanti contatti di lavoro e inviti anche a conferenze di partito. Cresce, quindi, l’attenzione dei media e dei player tradizionali nei confronti della blogosfera.
Facendo l’esempio di Digg, Luca palesa il sovvertimento delle regole del giornalismo classico, cioè l’iterazione sempre più spinta della partecipazione degli utenti alla creazione dei contenuti: non è più il giornale a scegliere le priorità delle notizie ma sono gli utenti che lo fanno promuovendo notizie e creando loro le priorità delle stesse. Cioè i contenuti bottom-up.
Il blog quindi come anticamera del giornalismo collaborativo.

E’ la volta poi di Paolo Marchi di Marchi di Gola.

Per lui il blog è un punto di arrivo visto il suo percorso, iniziato nella stampa tradizionale con una rubrica sul Giornale. La stampa tradizionale secondo Paolo e un mondo chiuso, stretto tra la linea editoriale del giornale e costretto a confrontarsi con i desideri dell’audience. Invece il blog è più libero e permette di porsi la propria linea editoriale.
Per contro, troppi blog secondo lui non permettono un’informazione “seria”, si trova di tutto e la qualità media dei contenuti è bassa. Spesso la serietà dell’informazione non è garantita perché l’informazione non è verificabile. Alla fine l’informazione non è al livello di quella dei giornalisti e dei gruppi editoriali.

E’ poi la volta di Massimo Bernardi: ex Peperosso

Secondo lui, i quotidiani sono dei privilegiati, insieme ai network TV dei monopolisti dell’informazione, pigri, statici, riportanti solo compiacenza, superiorità, e disattenzione per i loro clienti.
Questa situazione lo ha portato a chiedersi se non era il caso di uscire dall’autoreferenzialità del modo di comunicare, in modo particolare il vino, il cibo e la gastronomia, di uscire dalla staticità della comunicazione “mainstream”.
Per Massimo, il modo di scrivere deve essere più simile a quello dei giornalisti che si incontrano dopo aver scritto sul giornale, quando parlano tra di loro: un linguaggio più semplice e inteleggibile.
Non è più accettabile che un giornalista possa dire che il suo blog è più importante perché lui è un giornalista, non esiste più questo sistema di cose, non funzionano così i blog. I giornalisti non sono i creatori del mezzo, sono sono degli utilizzatori.
Per Massimo tutto quello che succedere su internet è frutto di contaminazione, di scambi, di modelli già esistenti. Non c’è quindi il copyright dell’idea, ma si sviluppano idee che provengono da altre fonti. Internet è fatto così.

Franco Ziliani prosegue dicendo che nessuno ha intenzione di andare a sostituire i giornali, si tenta solo di fare come hanno fatto anni fa le tv locali o commerciali. Loro sono stati un grande pungolo per le tv nazionali, così i blog lo dovranno essere verso il giornalismo tradizionale. Inoltre c’è la necessità di essere giudicati sempre per quello che si scrive e non per quello che si è al di fuori del blog (giornalisti o meno).

E’ poi la volta di Francesco de Francesco di Mai Sazi, con un interessante e coinciso intervento sulla relazione tra blog e aziende, e su cosa serve alle aziende per essere presenti in maniera vincente su Internet.

E’ tempo poi qualche domanda da parte del pubblico.

Luca Lorenzetti chiede a Massimo quanto ha significato per Peperosso fare parte dei network di Comunica group.
Massimo risponde che dal punto di vista dei rapporti umani è stata un’ottima esperienza, e che l’editore ha dei vantaggi quale la fidelizzazione degli utenti.
In dettaglio, però, prima si crea qualcosa di interessante e solo poi si crea il network. Senza contenuti non ci si può muovere.

Filippo Ronco chiede quale modello economico può esserci dietro a un blog.
Risponde Massimo, dicendo che c’è qualche compromesso da adottare rispetto all’editoria tradizionale. Ci sono problemi di convivenza di due mondi diversi: quello “underground” del blog e quello commerciale della pubblicità. Bisogna stare molto attenti a non fare modo che i due mondi si scontrino.
La sua esperienza è che il mondo mainstream osserva i blog con attenzione, lo fa perché ha paura che il suo territorio, il monopolio venga attaccato dai blog.

Aggiornamento: anche Luca Lorenzetti ha scritto un bel post con un preciso resoconto della conferenza.

Tempo di Squisito!

Ci siamo, dopo un veloce viaggio in compagnia di Max, eccoci a Squisito, in uno splendido stand dedicato ai Blog, il BlogCafè, appunto.

Abbiamo già incontrato Franco, Roberto e Slawka, stiamo aspettando Susanna, con una sorpresa :)

Vi ricordo questo pomeriggio alle 15 circa il nostro dibattito sul tema “Fenomeno blog: è vera innovazione ?” che potrete seguire in diretta sul sito di Squisito.

Intanto, qualche foto scattata al volo.

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BlogCafè: potere alla blog-parola

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Roberto e Slawka in azione

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Il benvenuto a San Patrignano

Il sito come lo vorremmo noi (o io, almeno…)

Ci sono diversi approcci da parte dei produttori di vino al mondo del web.
C’è chi proprio non approccia, c’è chi lo fa in maniera molto basic, chi si adopera per fornire una buona quantità di informazioni e chi invece aggiunge a validi siti servizi di ecommerce o blog.

Ma come dovrebbe essere il sito perfetto di una azienda vinicola?
Ho provato a stendere una lista (sicuramente incompleta) di caratteristiche che ritengo imprescindibili, o per lo meno, imprescindibili vista l’evoluzione del mercato, le aspettative degli internauti e per finire il mio personalissimo gusto.

dateci una seria lista di tutti i vini prodotti

…che sembra piuttosto banale, ma non lo è. Come lista non intendo un elenco dei vini con la solita scheda di degustazione e i due o tre dati fondamentali, ma qualcosa di più.
Cioè delle belle schede complete, che riportino ad esempio tutti i dati delle analisi chimiche (tanto tutte le aziende le fanno), indichino il periodo di raccolta dell’uva, il tempo di macerazione, la frequenza delle follature o dei rimontaggi, quando sono stati svinati, quanto tempo hanno fatto in legno/acciaio, quando sono stati travasati e imbottigliati.
E dividetelo per annate in modo da avere uno storico online!

diteci cosa ci mettete dentro

Suvvìa, nessuno fa più il vino del contadino. Sarebbe bello sapere quanto solforosa mettete nel mosto, quanta in fase di travaso e di imbottigliamento. Se la malolattica parte da sola o aiutata. Se fate chiarifiche o stabilizzazioni e con cosa (Bentonite? Chiara d’uovo? Defecazione statica? Imposizione delle mani sul vino?). Se per caso viene usata gomma arabica o altro. Insomma, trasparenza, sempre!

dateci maggiori informazioni sull’andamento climatico delle singole annate

Il clima dei singoli anni e l’influenza che ha avuto sulla maturazione dell’uva e le lavorazioni in vigna, e magari i trattamenti. E se poi si riesce a legare questo discorso alle schede di ogni singolo vino per annata, direi che ci siamo proprio.

che dire di una mappa?

Una mappa delle vigne, con l’indicazione dell’esposizione, dell’altezza e delle varietà coltivate, magari corredate con delle belle foto nelle varie stagioni e linkate ai vini prodotti dalle uve provenienti dai cru. E poi una bella vista dall’alto, tanto Google Maps vi aiuta.

foto foto e ancora foto

Della cantina, della bottaia, dei fermentini, della catena di imbottigliamento se c’è, del vostro cingolo, del vostro cane, della nonna, di tutto! Fateci vedere i luoghi, le facce di chi lavora in vigna, le loro mani. Fateci capire chi c’è dietro le vostre bottiglie!

che dire di un’altra mappa?

Evitate di farci impazzire girando sette ore prima di trovare la nascostissima stradina sterrata che porta al vostro privatissimo angolo di paradiso. Aiutateci, il web è pieno di strumenti che ci possono venire incontro con mappe, mappette e mappali.

fidelizzateci

Iniziate a fare marketing di voi stessi, raccogliete email di utenti interessati ai vostri prodotti guidandoli all’iscrizione alla vostra newsletter, magari promettendogli sconti, promozioni, visite speciali in cantina, la “giornata dell’iscritto alla newsletter” o meglio ancora, seguite l’esempio americano dei Club dove a scadenza fissa vengono spedite agli iscritti una selezione di bottiglie o magari prodotti di microvinificazione o con etichette speciali creati solo per loro.
Una volta vostri, non vi molleranno più. Insomma, coccolateci!

ecommerce questo sconosciuto

Visto che a questo punto avete già delle fantastiche schede dei vini, aggiungete un bel tastino “Compralo ora”. Fare ecommerce vi permette di vendere a prezzi più bassi, raggiungere mercati irraggiungibili tramite i canali tradizionali e costa meno ed è più semplice di quanto possiate immaginare.

…e rispondete alle email!

Ecco, non fate come loro, controllate la vostra posta più volte al giorno, rispondete a tutte le richieste in meno di 24 ore, fate capire ai vostri visitatori che dietro a tante belle pagine ci siete voi, la vera anima di tutto quello mostrato sul vostro sito!

Lo so, lo so, non ho citato i blog, ma per questo “basta” fare come lui!

*ctoni

Non mi prendo l’onere di voler mettere la parola fine alla decennale diatriba tra autoctoni e alloctoni (e chi sarei mai per farlo?), né di dire la mia parola, si va troppo sul personale e il rischio è sempre quello di seguire le mode o di essere controcorrente (che è una moda pure questa).

Però mi permetto di riportare una bella frase, che merita di essere tenuta in considerazione…

Reputo i miei vini figli naturali delle vigne di appartenenza e miei, e non amo quindi parlare di vitigni, se non per la loro affidabilità e portanza nel perseguire un ambizioso vino da “vigna”.
Non esiste cosa più autoctona del vigneto.

Da solo questo ultimo passaggio la dice lunga sulla possibilità di interpretare vitigni internazionali senza tradire o abbandonare la tradizione e senza cercare di copiare o emulare tecniche, tradizioni e filosofie che non appartengono alla propria zona di produzione.

fonte citazione: Az. Agr. Bellaria

Appunti ai Punteggi

Qui si parla del sistema dei punteggi per giudicare i vini e si ribadisce che loro, i punteggi, non li useranno mai.
Qui si capisce come, forse, qualcuno si stia stancando del dominio dei vini “90+ pts”, soprattutto quando chi li vende assegna pure il punteggio.
Sempre qui, ma un po’ più in basso, si è pessimisti sul fatto che qualcosa possa cambiare seriamente.
Da qui, invece, cito quanto segue:

[…] è scomparso l’entusiasmo di raccontare gli uomini e i territori. Si è fatto sempre più difficile trovare lo spazio per la lentezza di un ritratto, la condivisione di un’emozione che mai potrà essere comunicata da un voto, anche se scritto con corpo 60. […] si è perso lo stimolo e l’energia per premiare le differenze.

Arriva l’autunno, periodo di vendemmia e di Guide…

Chips? Nonononono!

Con vero piacere mi associo all’iniziativa lanciata da Aristide in questo post, che affonda le radici in una serie di post precedenti e in un bel thread su it.hobby.vino. L’idea è di creare un sito, liberamente consultabile, che contenga l’elenco di tutte le aziende, che io ho denominato “di buona volontà” che dichiarino di non utilizzare i chips nel processo produttivo dei loro vini. Nulla di più, nulla di meno.
Questo non perchè i chips siano pratiche illegali, anzi, ma perchè potrebbero essere una scorciatoia per alcuni produttori per vendere, allo stesso prezzo di vini affinati in legno, vini con il legno dentro, sotto forma di chips, creando un mercato deviato. E perchè a me personalmente piace la tradizione, è i chips di legno vanno bene per accendere il camino insieme alla diavolina.
E visto che a noi blogger enosnobboni tocca fare un po’ di evangelizzazione, consiglio a tutti di aderire alla bella iniziativa ed eventualemente, durante le vostre gitarelle in cantina, mettere al corrente i produttori dell’esistenza di Chips Free!