Blog conference, di cosa si è parlato (Post Monstre)

Interessanti gli argomenti che sono stati toccati nel corso della conferenza il cui titolo era, per i più distratti, “Fenomeno Blog, è vera innovazione?”

Per vostra comodità, vi riporto un “log” di tutto quello che è stato detto, o almeno tutto quello che sono riuscito ad appuntarmi.

Che cos’è un blog, è il primo argomento proposto da Franco Ziliani di Vino al Vino

Franco dice che è l’evoluzione moderna di quello che una volta era il diario personale.
E’ diverso, attenzione, dal un sito internet tradizionale in quanto in un blog l’utente può iteragire con l’autore mentre in un sito normale tutto ciò non è possibile. C’è quindi una sorta di scambio, di iterazione creatore-lettore.
Inoltre, prosegue Franco, il blog si pone come meccanismo di rottura nello schema classico e un po’ paludato dei media tradizionali. C’è la libertà dal condizionamento della pubblicità e dai vincoli della carta stampata e del giornalismo classico. Questo è stato capito tanto che anche la stampa si sta muovendo in questa direzione: il New York Times, per esempio, ha aperto un blog sul vino e uno sulla ristorazione, e anche in Italia iniziano ad esserci degli esempi di come molti giornali abbiano preso questa direzione.

Il secondo intervento è stato curato da Luca Conti di Pandemia.com Pandemia.info.

Luca ha fatto notare come su Technorati il numero dei blog pubblicati raddoppi ogni sei mesi circa. Il fenomeno, secondo Luca, cresce e ha sempre più l’attenzione dei media tradizionali, tant’è che anche i giornali non possono più ignorarlo e stanno iniziando a creare blog per le loro firme.
Un fattore per monitorare il successo di un blog può essere anche il numero di contatti che si hanno. Luca dice che il suo blog gli ha portato importanti contatti di lavoro e inviti anche a conferenze di partito. Cresce, quindi, l’attenzione dei media e dei player tradizionali nei confronti della blogosfera.
Facendo l’esempio di Digg, Luca palesa il sovvertimento delle regole del giornalismo classico, cioè l’iterazione sempre più spinta della partecipazione degli utenti alla creazione dei contenuti: non è più il giornale a scegliere le priorità delle notizie ma sono gli utenti che lo fanno promuovendo notizie e creando loro le priorità delle stesse. Cioè i contenuti bottom-up.
Il blog quindi come anticamera del giornalismo collaborativo.

E’ la volta poi di Paolo Marchi di Marchi di Gola.

Per lui il blog è un punto di arrivo visto il suo percorso, iniziato nella stampa tradizionale con una rubrica sul Giornale. La stampa tradizionale secondo Paolo e un mondo chiuso, stretto tra la linea editoriale del giornale e costretto a confrontarsi con i desideri dell’audience. Invece il blog è più libero e permette di porsi la propria linea editoriale.
Per contro, troppi blog secondo lui non permettono un’informazione “seria”, si trova di tutto e la qualità media dei contenuti è bassa. Spesso la serietà dell’informazione non è garantita perché l’informazione non è verificabile. Alla fine l’informazione non è al livello di quella dei giornalisti e dei gruppi editoriali.

E’ poi la volta di Massimo Bernardi: ex Peperosso

Secondo lui, i quotidiani sono dei privilegiati, insieme ai network TV dei monopolisti dell’informazione, pigri, statici, riportanti solo compiacenza, superiorità, e disattenzione per i loro clienti.
Questa situazione lo ha portato a chiedersi se non era il caso di uscire dall’autoreferenzialità del modo di comunicare, in modo particolare il vino, il cibo e la gastronomia, di uscire dalla staticità della comunicazione “mainstream”.
Per Massimo, il modo di scrivere deve essere più simile a quello dei giornalisti che si incontrano dopo aver scritto sul giornale, quando parlano tra di loro: un linguaggio più semplice e inteleggibile.
Non è più accettabile che un giornalista possa dire che il suo blog è più importante perché lui è un giornalista, non esiste più questo sistema di cose, non funzionano così i blog. I giornalisti non sono i creatori del mezzo, sono sono degli utilizzatori.
Per Massimo tutto quello che succedere su internet è frutto di contaminazione, di scambi, di modelli già esistenti. Non c’è quindi il copyright dell’idea, ma si sviluppano idee che provengono da altre fonti. Internet è fatto così.

Franco Ziliani prosegue dicendo che nessuno ha intenzione di andare a sostituire i giornali, si tenta solo di fare come hanno fatto anni fa le tv locali o commerciali. Loro sono stati un grande pungolo per le tv nazionali, così i blog lo dovranno essere verso il giornalismo tradizionale. Inoltre c’è la necessità di essere giudicati sempre per quello che si scrive e non per quello che si è al di fuori del blog (giornalisti o meno).

E’ poi la volta di Francesco de Francesco di Mai Sazi, con un interessante e coinciso intervento sulla relazione tra blog e aziende, e su cosa serve alle aziende per essere presenti in maniera vincente su Internet.

E’ tempo poi qualche domanda da parte del pubblico.

Luca Lorenzetti chiede a Massimo quanto ha significato per Peperosso fare parte dei network di Comunica group.
Massimo risponde che dal punto di vista dei rapporti umani è stata un’ottima esperienza, e che l’editore ha dei vantaggi quale la fidelizzazione degli utenti.
In dettaglio, però, prima si crea qualcosa di interessante e solo poi si crea il network. Senza contenuti non ci si può muovere.

Filippo Ronco chiede quale modello economico può esserci dietro a un blog.
Risponde Massimo, dicendo che c’è qualche compromesso da adottare rispetto all’editoria tradizionale. Ci sono problemi di convivenza di due mondi diversi: quello “underground” del blog e quello commerciale della pubblicità. Bisogna stare molto attenti a non fare modo che i due mondi si scontrino.
La sua esperienza è che il mondo mainstream osserva i blog con attenzione, lo fa perché ha paura che il suo territorio, il monopolio venga attaccato dai blog.

Aggiornamento: anche Luca Lorenzetti ha scritto un bel post con un preciso resoconto della conferenza.

7 pensieri su “Blog conference, di cosa si è parlato (Post Monstre)

  1. Temevo scintille, ma a quanto pare c’è stata della cordialità. Se non altro si sono salutati e stretti la mano. Però non ci è dato sapere se dopo il saluti si siano, sottovoce, mandati reciprocamente a quel paese 😉

  2. Whoa!
    Pace&Bene, fratelli!

    L’autoironia di Filippo sulla cena “Ronco Free” e battuta finale “è stato incredibile” penso abbiano sdrammatizzato a dovere la situazione…

  3. Chiedo venia, Luca. Ho postato in tempo quasi reale e mi sono accorto di aver fatto un sacco di svarioni, oltre avere omesso tutti i link…
    Ora il post è in 2.0 (pure lui…) e fixato!

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