Shall we talk about the weather?

Quello che leggo qui non è una grossa novità. Di cambiamento climatico e aumento della temperatura media se ne parla da tempo, e sempre di più dopo Kyoto, il meeting che ha legalizzato l’esportazione dell’inquinamento.
Già i vini bianchi Italiani soffrono in confronto a quelli delle zone più fresche e nordiche di Europa, come Austria, Germania e Francia, ma ci dovremo per forza rassegnare a bere degli splendidi Passiti di Franciacorta, Tocai in surmaturazione spinta, Moscato delle Lipari in Val Isarco e vendemmie tardive di Pinot Grigio in Veneto?
E al Sud? Fossi in Planeta, Tasca d’Almerita o Gulfi correrei ai ripari prima che sia troppo tardi: la soluzione potrebbe essere espiantare il Nero d’Avola a favore di ettari di Agave da Tequila…

Asta la vista, Quintomiglio!

L’occasione è d’oro, così come il fine. Che è la beneficenza. Per cui non prendete impegni per Venerdì 1° Dicembre e partecipate alla seconda Asta BeneficaVecchie ma ancora Buone” che Max di Quintomiglio (associazione con cui amici che ho il piacere di collaborare aiutare) ha organizzato a San Donato Milanese.
Tante belle bottiglie, vecchie e validissime, tra cui alcuni sciatò da invidia: Château Margaux 1955, Château Mouton Rothschild 1958, Château Haut-Brion 1951 e Château Latour 1954. Insomma, mica noccioline.
Il tutto si terrà a partire dalle ore 21 presso Cascina Roma, storico edificio risalente al ‘400 in Piazza delle Arti a San Donato Milanese.
Il ricavato dell’asta andrà a favore di due importanti progetti: la cooperativa di sostegno ai disabili “Yabboq” di San Donato e il Progetto Camerun, finalizzato alla costruzione di una strada di collegamento per un ospedale nel paese Africano.

Natale è vicino, siate generosi!

Grandi degustazioni alla Tana degli Orsi

Lo ammetto, sarò spudoratamente di parte. E’ perchè loro sono bravi, simpatici e ti fanno sentire come un Re, come ho avuto modo di constatare personalmente poche settimane fa. Hanno una lista dei vini fantastica, ricarichi onestissimi (quanto è lontana Milano, non solo geograficamente) e una cucina di territorio sopraffina.

Parlo del Ristorante La Tana degli Orsi di Pratovecchio (AR) dove troverete ad accogliervi Caterina e Simone, lei in sala e lui ai fornelli. Che giusto per non farsi mancare nulla hanno steso una lista di serate di degustazione veramente di primo ordine.
Non ci credete? Eccole:

Martedì 21 Novembre
“Carlo Boscain… Amarone senza compromessi !”

Martedì 28 Novembre
“Scarzello e Cascina Ebreo… grandi vini e grandi uomini di Langa”

Martedì 5 Dicembre
“Armilla… la rivelazione di Montalcino !!”

Martedì 12 Dicembre
“Castello dei Rampolla… storia e leggenda chiantigiana”

Martedì 19 Dicembre
“Brunnenhof-Mazzon e Tenuta Kornell… preziose rarità altoatesine !!!”

Giovedì 11 Gennaio 2007
“G.D. Vajra… lo stilista di Langa !!!”

Giovedì 18 Gennaio 2007
“Poggio di Sotto… Piero Palmucci … l’anima e l’essenza del Brunello di Montalcino”

Giovedì 25 Gennaio 2007
“Carlo Boffa, la raffinata complessità del Barbaresco !!!”

Martedì 30 Gennaio 2007
“Damijan Podversic… i vini dell’anima …dal Collio Goriziano !!!”

Giovedì 8 Febbraio 2007
“Messnerhof, Maso Happacherhof: ancora sorprese dall’Alto Adige !”

Giovedì 22 Febbraio 2007
“La Castellada… tipicità e carattere del Collio !! ”

Martedì 27 Febbraio 2007
“Roberto Voerzio… sovrano di Langa !! ”

Martedì 13 Marzo 2007
“Tenuta delle Terre Nere… i meravigliosi vini del Vulcano!!! ”

Martedì 20 Marzo 2007
“Le due anime di Paolo De Marchi… Isole e Olena e Tenuta Sperino ”

Giovedì 19 Aprile 2007
“Baroni di San Lorenzo… interprete fedele del Nero D’Avola !!! ”

E se a questo punto avevate proprio bisogno di un alibi per fare un giro da quelle parti… l’avete trovato!

Ristorante Cantineria
“La Tana degli Orsi”
Via Roma 1 , Pratovecchio (AR)
Tel. e Fax 0575 583377
Cell. 329.8981473
tana.orsi@aruba.it

Verticale Macchiona – La Stoppa

Dei Colli Piacentini si è sempre detto tutto e niente. Nell’immaginario collettivo ha, ahimè, la reputazione di una zona adatta solo a vini vivaci e da bere subito, tipo il Gutturnio frizzantino da primo prezzo sullo scaffale o qualche bianco, sempre frizzante, da aperitivo. Nulla da invecchiamento, nulla di particolarmente nobile.

Nulla di più sbagliato.

Bisogna andare oltre l’apparenza e i preconcetti: il territorio è validissimo, le eccellenze non mancano e i produttori disposti a mettersi in gioco per dimostrarlo nemmeno.
E’ il caso de La Stoppa, storica azienda situata sopra Rivergaro, ottimamente condotta da Elena Pantaleoni e da Giulio Armani nella veste di agronomo/enologo e molte altre cose.
I loro vini sono la dimostrazione di quanto la zona sia vocata a produrre vini longevi, complessi e strettamente legati al territorio e alla tradizione. E la dimostrazione l’ho avuta venerdì sera, grazie a Paolo di Vinipiacentini.net, partecipando ad una verticale di Macchiona, prodotto storico della casa, tipico taglio piacentino a base di Barbera e Bonarda in misura paritetica.

Nella bella sala degustazione dell’azienda, in compagnia di una quindicina di appassionati (oltre Paolo anche altri degli amici di forum e IHV come Deruj, Schigi e Randall) abbiamo degustato dieci annate di Macchiona, dal 2003 al l’85.
Delle vere sorprese, vini complessi, mai banali, ognuno fedele rappresentante dell’andamento climatico dell’annata di produzione e comunque tutti legati dallo stesso stile. Dei vini da pasto, come più volte ricordato, nel senso che ogni sorso dovrebbe essere accompagnato da un boccone, così come vuole la tradizione e la storia stessa dell’alimento vino (e dovrebbe essere così per molti più prodotti…)

La prima batteria di cinque vini, tutti degustati alla cieca, comprendeva le annate ’03, ’02, ’00, ’98 e ’97.

Il “campione” della prima batteria è stato a mio avviso la Macchiona 2000, tra l’altro ancora facilmente reperibile in commercio e in cantina. Grande intensità, inizio di note di terziarizzazione e un tannino presente ma rotondo, non fastidioso. Un vino dal grande equilibrio.
Anche il 1998, nonostante un principio di rifermentazione (almeno nel mio campione, ma risolta dalla permanenza nel bicchiere), ha dimostrato eleganza da vendere.
Riguardo al 2002, opinione comune di tutti, alla lunga sta risultando un’annata più equilibrata del 2003. Il 2003 ha dimostrato una grande irruenza al naso, con un “fruttone” prepotente e dei tannini verdi dovuti alla gioventù del vino stesso, oltre essere un filo alcoolico in bocca. Il 2002 invece, pur “figlio” di un’annata disastrosa, risulta più elegante e pronto, con tannini più rotondi e piacevoli.

La seconda batteria ha compreso la Macchiona annata ’96, ’91, ’88, ’86 e ’85.

Il primo campione può essere considerato come il sesto della batteria precedente. Risulta stilisticamente più vicino alle annate recenti, con un frutto rosso ancora molto presente e un buon corpo, molto pulito e fresco. Con il ’91 si entra nella fase di maturità del vino. Le note di frutta fresca lasciano il posto a quella sotto spirito e a petali di fiori secchi; nel 1988, vincitore della batteria, a una spiccata sapidità, note quasi salmastre, balsamiche e iodate, accompagnate da incredibile freschezza e persistenza.
L’ultimo campione, il 1985, potrebbe essere scambiato per un bianco, con note cedrate, di limone quasi e di frutta distillata.

Vini affascinanti, in continua evoluzione nel bicchiere, tutti aventi come filo conduttore una forte mineralità e stretta corrispondenza con il territorio di produzione.

A sottolineare la longevità dei vini di questa zona, un Sauvignon del ’90 da vitigni oramai espiantati. Proprio una conferma della teoria che il territorio più un sano lavoro in vigna e in cantina può produrre grandissimi risultati anche dove uno, a causa di sbagliati preconcetti, non se li aspetta.

Proposta per il Vino dei Blogger

Una delle più simpatiche iniziative che mi è capitato di trovare in giro per la blogosfera è il Wine Blogging Wednesday organizzato dal vulcanico Lenn Thompson sul suo bel blog Lenndevours.

Di cosa si tratta è presto detto: il blogger ospitante il WBW trova un tema legato al vino (meglio se originale e divertente), i blogger partecipanti esplorano il tema e postano una recensione di cosa hanno bevuto sui propri blog entro una certa data. A questo punto il blogger ospitante si occupa di aggregare tutte le recensioni sul proprio blog e il gioco è fatto. Dopo un mese l’ospite diventa il blog successivo e così via, più blog entrano, più… ci si diverte.

A questo punto mi sono chiesto: perchè non ripetere l’esperienza tra noi Italioti?

Nessun intento di essere enosnobboni, chic o litigiosi: l’obiettivo è di divertirci scambiandoci informazioni ed esperienze. Tutti sono benvenuti, esperti blogger e principianti, ospiti di altri blog, forumisti e frequentatori di newsgroup. Penseremo dopo come aggregare le loro degustazioni.

Primo temino da svolgere: Vini comprati al supermercato a meno di 5 euro. Visto che così è troppo semplice, aggiungo da uve autoctone in purezza, quindi nessun uvaggio.

Quello che vi chiedo di fare è di postare sul vostro blog, entro il 14 Novembre (diamoci un po’ di tempo) un commento sul vino provato, corredato da tutto ciò che può aggiungere valore alla vostra degustazione e possibilmente una foto del vino stesso. Oltre alle note di etichetta e il prezzo.

Io mi occuperò in questo giro di aggregare i vostri commenti in un post finale e di lanciare l’ospite del prossimo giro.

Se ci state (daiiiiiiiiii, può essere divertente!) lasciate un commento a questo post e, quando avrete scritto la vostra degustazione, mandatemi un’email con il link entro il 14 Novembre. Il 15, aggregherò il tutto.

Ah, dimenticavo il nome: che ne dite di “il Vino dei Blogger”?

Chi è con me?

Grazie di cuore…

Poche parole, doverose, di saluto e di ringraziamento per chi è stato così ospitale e gentile con noi questo weekend in Casentino. In ordine puramente casuale e largamente incompleto, grazie all’attivissimo Gianluca, nostra guida tra i produttori e molto di più; a Caterina e Simone, ristoratori speciali; a Marinella, la “presidenta” (parzialmente) afona; a Marco, tipico esempio di come la base sia meglio del vertice; a Sandro, finissimo conoscitori di vini. E a tutti quelli che mi sono dimenticato e soprattutto alla splendida comunità.
Vi invidio, seriamente. Sapete come vivere e lo fate nella maniera migliore possibile. Più passo del tempo con gente come voi più capisco di quanto in città e in pianura si sia perso il senso del rapporto con le persone e il contatto con la natura.
Ecco perchè Domenica sera per me è stato così difficile partire!

Faticoso lavoro di riscoperta

Non di solo cibo vive l’uomo, anzi! Vive di vino, anche, altrimenti questo blog non avrebbe ragione di esistere! E a proposito di vino e uva, ho avuto modo di incontrare delle persone che fanno della riscoperta dei vitigni storici della zona una specie di missione. Se Sapajola, Sanvicentrino e Volpiccio non vi dicono nulla, beh sappiate che c’è qualcuno che sta lavorando per voi.
Si tratta di una collaborazione tra la Comunità Montana, la Cooperativa agricolo forestale La Mausolea, di proprietà dei Monaci Camaldolesi il C.R.A. – Istituto Sperimentale per la Viticoltura, sede di Arezzo, per la consulenza scientifica.
Queste lungimiranti enti hanno ritenuto opportuno promuovere un programma di recupero e conservazione degli ecotipi storici tramite la costituzione di una collezione e il l’impianto di una serie di “microvigne” nella tenuta La Mausolea, con l’ambizione di testare le potenzialità produttive di questi vitigni per verificare il loro possibile impiego nella moderna viticoltura.

Scavando negli archivi storici e andando a cercare nelle vecchie vigne, per lo più isolate o semiabbandonate lungo la valle, si sono quindi individuate una serie di vitigni storici e autoctoni in parte riconducibili a cloni già esistenti sul territorio toscano, in parte presenti solo in casentino. Questa zona, pur non vantando una significativa tradizione viticola, era ricca in passato di numerosi vitigni che contribuivano a caratterizzare il paesaggio della valle con la coltura promiscua a viti “maritate”, cioè utilizzante piante da frutto o a tronco alto come porta fusto.

Si sono così riscoperte varietà come il Sanvicentrino, un clone di Sangiovese dalla maturazione tardiva e dall’alta acidità (caratteristica comune ai vini del casentino); il Volpiccio, molto simile al Drupeggio coltivato nelle Marche; il Crepolino, una varietà locale detta anche Budellina, che microvinificato da anche ottimi risultati; la Sapajola e il Sapajolone, varietà dolci che vengono utilizzate localmente per farci il gelato (ebbene si); il Moscatello, simile al Moscato bianco di Canelli, il Morellino o il Morellone, dei cloni di Sangiovese di due diverse dimensioni da non confondersi con quello maremmano, dall’interessante contenuto polifenolico e già microvinificato. Questo solo per indicare alcuni delle oltre 200 verietà trovare che sono attualmente allo studio dell’Istituto Superiore Universitario Sant’Anna di Pisa per stabilire la provenienza genetica. Senza dubbio un lavoro importantissimo di riscoperta del genotipo e dell’ecotipicità viticola della zone, nella speranza di trovare un prodotto tipico quanto più riproducibile e adatto al terroir casentino.

Venendo a quanto invece è prodotto dalle aziende storicamente presenti sul territorio, devo ammettere di aver trovato delle sorprese. E non provenienti da vitigni autoctoni ma da internazionali insospettabili. Sorprendente è stato il Merlot dell’azienda Castelpoppi di Casina d’Agna-Poppi (AR), assolutamente rispecchiante il territorio. Semplice la spiegazione che il titolare, il signor Giovanni Ceccarelli, ci ha dato. Nell’azienda di cui lui era responsabile negli anni ’70 c’era un agronomo veneto (dove il merlot è diventato, de facto, un alloctono), che era convinto della somiglianza climatologica tra il Bordeaux e il Casentino. Vuoi l’esperienza dell’agronomo sul vitigno, vuoi una paventata somiglianza di terroir, il titolare si è convinto a impiantare 10 ettari di merlot, che è stato migliorato e reimpiantato fino a dare, nel 2001, la prima annata del Merlot che è commercializzato oggi. Un vino diverso rispetto a quelli che si facevano quando si cercava di imitare il Chianti: dei vini casentinesi si diceva che “uno lo beve, due lo tengono”. Questo è assolutamente un vino con una sua dignità e legame territoriale.
In attesa dell’uscita del primo Pinot Nero della zona che qualche pioniere ha impiantato sulle montagne della zona.

Potere suino nel Casentino

Conoscendomi, dovreste sapere che non mi faccio mancare mai una visita sul campo. E il campo, in questo caso, è quello di allevamento della famosa Grigia Casentinese da cui si produce il famigerato prosciutto di cui vi ho già parlato qui, che ho avuto la fortuna di visitare accompagnato dal presidente del consorzio del Prosciutto del Casentino, Claudio Orlandi dell’azienda La Valle degli Olmi (tel. 333.40.52.305). Dopo aver visitato la location si capiscono molte cose su come questo prodotto possa essere così buono.
Dal punto di vista suino questo allevamento è un piccolo paradiso. Altidudine, aria fine, grandi spazi aperti, cibo naturale fanno del porco un animale felice, almeno da come ho visto zompettare allegramente suini da oltre 150 kg. Allegri almeno fino al momento del macello, ma questa è un’altra storia. E comunque quando i prosciutti arriveranno sulla vostra tavola, e saranno questi prosciutti, sono sicuro che la fine dei maiali avrà un importanza marginale in quel momento, sopraffatta dalla bontà del prodotto.

Dicevo di come vivono questi maiali. Allo stato brado, con una densità di porco inferiore a 10 capi per ettaro, il maiale rimane attivo e in movimento. In questo modo la carne accumula una quantità minore di grassi “cattivi” e una maggiore massa muscolare, generando così una carne più saporita e compatta, a tutti gli effetti più sana. Il nutrimento, inoltre, è a base di prodotti della natura, quindi ghiande, castagne, tuberi che si trovano in natura a questa altezza, e durante l’inverno l’alimentazione viene integrata con orzo, favino e mais selezionato ed esente da OGM, in ogni caso somministrato con cura per evitare un accumulo eccessivo di grassi nella carne.

Pregio dell’azienda Valle degli Olmi, oltre l’essere completamente all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casantinesi che significa una particolare attenzione all’impatto ambientale e all’ecosostenibilità sia delle strutture che dell’allevamento, il fatto che a brevissimo tutta la filiera, a parte la macellazione, sarà fatta “in casa”. Quindi allevamento, trasformazione e stagionatura. A quasi 800 metri di altezza, in una zona paradiasiaca, con tantissimo spazio a disposizione, sarei sorpreso se i prodotti non fossero di prima qualità!

Il Casentino incontra l’Alto Adige

Tra le iniziative collaterali dei Sapori del Cosentino, oltre a dei bei laboratori promossi dalla Condotta Slow Food locale, di cui potete leggere qui, si è tenuto ieri sera una cena che, fossi snob, potrei chiamare di Gala. Visto che snob non lo sono, almeno non fino a quel punto, posso dire che si è trattata di un’ottima serata passata a tavola con delle simpatiche persone. Prima di tutto l’attivissimo Gianluca Bucchi, nostro punto di riferimento nella manifestazione, sempre pronto a farci incontrare nuove persone e farci assaggiare nuovi prodotti. Poi Marco Nardi e consorte (più bimba), fiduciario della Condotta Casentino di Slow Food e Giovanna Licheri, presidente di Slow Food Toscana.
Tema portante della serata il gemellaggio tra l’Alto Adige e il Casentino, con la cucina locale rivisitata dallo chef Herbert Hinter del Ristorante “Zur Rose” di San Michele Appiano. Herbert, presidente onorario dei Jeunes Restaurateurs d’Europe e pluripremiato dalle guide, oltre ad avere sicuramente il fisique du role dello chef è una persona molto simpatica e disponibile visto che dopo cena non si è sottratto alle numerose richieste di autografo, da buona, umile food-star.

Il menu è stato accompagnato da vini della Cantina Produttori Colterenzio, presente il presidente Luis Raifer, a tavola con il nostro Franco Ziliani e una serie di altri amici e produttori della zona.

Si inizia con una Millefoglie di carne di maiale di razza grigio Casentinense, accompagnata da sfogliettine di patate fritte. Nell’idea di Herbert il maiale con le patate è l’unione ideale, in quanto il maiale stesso si nutre di patate, e ritrovarli nel piatto insieme è come ricongiungere l’animale e il suo cibo. Il piatto è stato accompagnato da un ottimo Pinot Bianco “Puitn” 2005.

Il “primo” primo è uno squisito e delicatissimo Cappuccino di Farro e caprino fresco. Piatto riuscitissimo in quanto la dolcezza del farro fa contrasto in maniera perfetta con il caprino affogato nella zuppa, creando appunto un gioco dolce/salato veramente gradevole. Il tutto completato da un filo di ottimo olio. Veramente un ottimo piatto, accompagnato da un Sauvignon blanc “Praìl” 2005.

Il “secondo” primo, del quale mi manca la foto, purtroppo, sono delle lasagnette di patate rosse di Cetica con tartufo nero estivo, accompagnate dal Pinot Nero 2005.

Il secondo è una sella di Capriolo al vino rosso con purea di fagioli di Garliano e funghi porcini delle foreste casentinesi. Piatto molto equilibrato dove la sapidità e il gusto leggermente selvatico del Capriolo viene ben equilibrato dalla dolcezza e morbidezza della purea e dal ridotto di vino. Il piatto è stato accompagnato dal Cornelius Rosso 2002, un taglio bordolese classico secondo me un po’ troppo marcato dal legno.

Per finire il dessert, una crema di ricotta Raviggiolo con mele stufate e caramellate, il piatto che più si avvicina alla tradizione altoatesina, accompagnato da un grande Moscato Rosa 2004, veramente un buon vino che si accompagnava alla perfezione con il dolce.

Alla fine, giro di rito in cucina e foto dello chef, a concludere una bella serata di cucina di fusione (o fusion, per i più a la page) passata in compagnia di persone con uno smisurato amore per il loro territorio.

Dal Casentino con furore

Scusate l’assenza, ma sto lavorando per voi con una serie di post su Esalazioni Etiliche.
Io e Franco stiamo seguendo I Sapori del Casentino, come specialissimi cronisti di quanto di bello si vede e si gusta (ed eccome se si gusta) in questa manifestazione.
Tanto per darvi un idea di quello che abbiamo avuto modo di provare, ecco un elenco di ciò che abbiamo assaggiato per voi:

La Patata rossa di Cetica
Il Prosciutto del Casentino
La colazione dei campioni e il Pecorino Morchiato
Il miele delle farfalline
Gli antichi frutti del Casentino
La bottega del Sanbudello
Formaggi di capra, che passione
Salumi al femminile
Il pecorino “di sintesi”

La Chianina in Casentino
Ancora Pecorino in Casentino

…e la lista continua…