Champagne Inglese?

Ah, il caso. Beffardo, maligno o semplicemente… casuale! Prendi il caso (appunto) di un viaggio a Londra per lavoro, di una copia di Repubblica acchiappata appena prima dell’imbarco e di un giro per i corridoi della sede inglese della prestigiosa casa editrice per cui lavoro. E di un cellulare a cui manca solo di fare il caffè. Voilà, il post è fatto. Non sto delirando, tutto torna. Apro il giornale mentre l’aereo sorvola placido il territorio francese (altra casualità) e cosa leggo? Che a causa del global warming oramai anche i terreni intorno a Reims non sono più adatti alla produzione delle pregiate bollicine e che bisogna guardare più a nord, alla perfida Albione quale nuova terra promessa per la produzione di questa tipologia di vino. Sembra infatti che Carol Duval-Leroy, della omonima prestiogiosa maison francese sia seriamente interessata all’acquisto di una tenuta di ben 200 ettari nella Bride Valley, Dorset, UK. Tenuta (casualmente) di proprietà di Mr. Spurrier, noto enologo inglese, che (casualmente) dichiara all’Independent che “La mia terra è perfetta per coltivare i tre tipi di uva che producono champagne. L’acidità e la qualità del suolo sono ideali. La posizione geografica, pure”. Anche se fin’ora la tenuta è stata appannaggio di innocenti pecore. Aggiungiamo che Londra ospiterà le olimpiadi nel 2012, e che il primo “champagne” d’oltremanica potrebbe essere pronto proprio per quella data. Visto che tre indizi fanno una prova, non è che si sta prendendo il riscaldamento globale (serissimo problema, per carità) come alibi per aprirsi verso nuovi mercati produttivi (e di consumo) anche dove non c’è l’effettiva necessità?

Tornando alle casualità mie, atterro a Londra, prendo il trenino, poi taxi, e mi ritrovo negli nostri uffici in Hanover Square. Tempo di un giro nei corridoi alla ricerca del bagno e cosa mi ritrovo davanti? Quello che vedete nella foto sopra! Allora i casi sono due: o i giornalisti fanno grandi, grandi feste, o gli inglesi si stanno realmente attrezzando per produrre le loro bollicine. Iniziando a farsi il palato con il prodotto originale francese.

Inizio a temere per tutte queste coincidenze….

Per la cronaca, di global warming e vino ho già parlato qui e qui.

3 pensieri su “Champagne Inglese?

  1. Gia’ le bollicine inglesi sono premiate (da loro stessi credo). Forse la vitivcoltura ispirera’ una cucina meno orribile. Anticipo un bel Riesling scozzese prima di morire.

    Sai, nel Medioevo c’erano molti vigneti in Inghilterra (un periodo di riscaldamento europeo). Non per caso fu l’era della “Merry Olde England.”

    Cheers, old chap.

  2. Mi risulta che quello che determino’ l’abbandono della viticoltura inglese furono soprattutto due cose: il matrimonio di non ricordo piu’ quale re con mi pare una tale Eleonora d’Aquitania, di ricca dote viticola, che rese possibile l’accesso a rilevanti quantita’ di vino francese a prezzo ovviamente inferiori (il problema storico della viticoltura inglese e’ sempre stato l’alto costo, non la qualita’, eccellente nel suo genere); e, successivamente, la persecuzione post Enrico VIII dei tenimenti ecclesiastici cui era rimasta confinata la viticoltura (come conseguenza di lungo periodo del citato matrimonio).
    Comunque mi risulta che il chalky soil di alcune zone del sud dell’Inghilterra sia gia’ oggetto di esportazione proprio verso la zona della Champagne.

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