Delle meraviglie di un’etichetta

“Dopo il dì di Sant’ Urbano,
più non gelano tralci e grano”


La prima volta che vidi quest’etichetta rimasi inorridito, anzi, se ricordo bene, la mia prima esclamazione fu qualcosa simile a “ma cos’è quest’orrore kitsch?

Poi, come spesso succede con le cose estreme -musica, arte, design, persone- inizi ad esserne incuriosito, poi attratto, poi affascinato per finire ad esserne il primo supporter, cercando di far capire agli altri, quelli che come te, all’inizio, storcevano la bocca, che questa è arte allo stato puro. Forse, anzi no, sicuramente la più bella etichetta mai vista su una bottiglia di vino.

Grazie, Sant’Urbano, per esserti fatto martirizzare in una vigna nel II secolo.
Grazie, Weingut Knoll, per aver pescato nella tradizione e per aver disegnato un’etichetta così deliziosamente kitsch!

Vino dei Blogger #11 – Coulée de Serrant 1986

Probabilmente, anzi, togliamo il probabilmente, la migliore bottiglia di bianco della mia vita. E’ che non ce n’è, insomma, i Francesi saranno pure superbi, antipatici, spocchiosi, vanitosi, egocentrici e via così però il vino lo sanno fare, mannaggia. E cosa che più mi fa andare in bestia, è che se non avessimo portato noi (cioè, i nostri avi romani) la vite fin lassù, si starebbero ancora ammazzando di birra, ‘sti galli. Invece producono nettari divini, come questa Coulée de Serrant 1986. Un monumento.

Bella scelta per il Vino dei Blogger #11, vero? Il tema era “Matrimonio d’amore, il vino del vostro abbinamento del secolo”, ospitato da Andrea Gori di Vino da Burde, anche se vorrei cambiare il titolo in “il vino del secolo per il vostro abbinamento”, vista la qualità del vino messo in gioco.

Che dire che non sia già stato detto della Coulée, gioiellino di Messieu Joly? Contadino, scrittore, imprenditore, papà putativo di tutti i biodinamici, sostenitore del completo rispetto della natura e dei suoi ritmi e, diciamolo, responsabile dei fallimenti di quanti nel tentativo di emulare le sue gesta hanno onestamente preferito conferire all’acetaia il proprio vino.

Questo giovanotto di 21 anni è di un’integrità assurda, a partire dal tappo, perfetto sotto tutti i punti di vista. Aperto circa 6 ore prima di berlo, il vino riempe la cucina dei suoi profumi, gli stessi che ritrovo nel bicchiere, una sinfonia di profumi e note terziare veramente ipnotici. C’è di tutto, dalla cera d’api alle note floreali, liquerizia, salsedine e toni fortemente marini per un vino totalizzante. Che riconosceresti tra mille. In bocca ancora più affascinante, con una struttura e una cremosità spettacolare e una mineralità veramente spiccata.

Cosa abbini a un vino del genere? Io proverei un Brodetto di Pesce in Bianco di Portorecanati.
Ci sono delle varianti di questo piatto che richiedono il pomodoro, credo la versione Vastese, ma penso che del rosso sia troppo anche per una Coulée. Questo piatto unisce il gusto del pesce grasso (triglie, sogliole, merluzzi, cefali, palombo, rospo, pannocchie…) a quello della zafferanella e alle fette di pane abbrustolito. La marinità della Coulée si sposa con quella del piatto mentre la sua acidità compensa il grasso del pesce. L’aromaticità dello zafferano selvatico invece viene esaltata dalla nota floreale del vino, in un connubio che, se non proprio marcariniano stretto, colpisce i sensi.

E dopo aver bevuto e mangiato così bene, vi sfido a resistere al declamare l’ode al Brudettu…

El Brudettu

Quant’è bbonu el brudettu purtannaru!

Che gustu sapuritu, marinaru!

E’ ‘n’arte antiga sempre più deffusa;

Nun ve so di’ pe’ fallu cusa s’usa.

De l’arte sua, ve giuru, so’ un sumaru;

però quannu lu magnu è celu e maru!

Chi lu ’ssaggia lu ’rvô’, nu’ lu recusa.

Lu sai? El brudettu è già ’rriâtu in USA.

Vôl dì’ che gira ’ttornu al mappamonnu.

Ve pare gne’? Ma ’rmanne chì el segretu

che certamente l’à scuâtu nonnu.

E s’el brudettu dienta vagabonnu
è segnu bonu, scì; però sta’ quetu:
quellu che magni chì te ’rmette al monnu.

CS in difficoltà? No problem, ci pensa Totò

Non vendi?

Amen, tanto non è questo quello che conta.
Qualità?
Una variabile poi non così tanto importante.
Alla fine sai qual’è il vero problema a Palermo?
Il traffico.
E poi una mano non la si nega a nessuno, no?

Faccio della gratuita provocazione, ma è semplice poi pensare male quando Totò Cuffaro annuncia l’ennesimo pacchetto di misure anti crisi per 70 Cantine Sociali siciliane in difficoltà.

Ora, che le Cantine Sociali siano un’importantissima realtà in molte zone d’Italia, che producano spesso con ottimi risultati, che anche in Sicilia stessa ci siano CS molto valide, non lo si può negare. Però, quando la finiremo con questi contributi di pura sussistenza? Contributi erogati senza essere legati a nessun parametro di qualità, di miglioramento della produzione, di modifiche di organizzazione volte a risparmio e ottimizzazione?

Aiuti con le gambe corte, soluzioni una tantum, in puro stile italico, che ricordano troppo le casse integrazioni “strategiche” e altri aiuti farlocchi, utili al momento ma senza alcuna validità sul lungo periodo.

Noi aiutamo la viticultura del sud in questo modo, senza alcuna visione strategica. In Nuova Zelanda hanno già un piano per rendere tutte la filiera della produzione del vino sostenibile dal punto di vista ecologico entro il 2012. E hanno già raggiunto il 65% del target.

E come disse un altro Totò, ben più famoso: “Ma mi faccia il piacere!”

Più vini mandi…

…più premi si vincono (e il viaggio è gratis).
Forte la strategia di marketing del Wine Masters Challenge, concorso enologico internazionale che si terrà nel 2008 a Estoril, Portogallo.

Considerata la penuria di partecipanti dall’estero (nel 2007 su 43 medaglie d’oro, solo 10 erano straniere) cosa si sono inventati gli organizzatori?

Una raccolta punti su stile piramidale! Se invii 10 vini differenti da mettere in concorso (al costo di 125 € per vino=1.250 €) ti viene regalato un viaggio A/R per Estoril da ogni parte del mondo, vitto&alloggio, trasferimenti e divertimenti vari. E se convinci un amico produttore a inviare i campioni a sua volta, guadagni punti. Con 10 punti guadagnati, puoi portare aggratis un amico. E lo stesso lo può fare il produttore che inviti, proprio in stile multi level marketing.
Fino a qui, quasi nulla di sospetto. Se non fosse che, insieme alle gratuità, ti offrono anche un bel posto nel panel di degustazione. A quel punto, paghi, degusti, giudichi. Alla faccia della professionalità tout court. Col leggero sospetto che, più vini mandi, più contributi dai, più si avvicina una medaglietta…

Grazie a Max per la segnalazione!