CS in difficoltà? No problem, ci pensa Totò

Non vendi?

Amen, tanto non è questo quello che conta.
Qualità?
Una variabile poi non così tanto importante.
Alla fine sai qual’è il vero problema a Palermo?
Il traffico.
E poi una mano non la si nega a nessuno, no?

Faccio della gratuita provocazione, ma è semplice poi pensare male quando Totò Cuffaro annuncia l’ennesimo pacchetto di misure anti crisi per 70 Cantine Sociali siciliane in difficoltà.

Ora, che le Cantine Sociali siano un’importantissima realtà in molte zone d’Italia, che producano spesso con ottimi risultati, che anche in Sicilia stessa ci siano CS molto valide, non lo si può negare. Però, quando la finiremo con questi contributi di pura sussistenza? Contributi erogati senza essere legati a nessun parametro di qualità, di miglioramento della produzione, di modifiche di organizzazione volte a risparmio e ottimizzazione?

Aiuti con le gambe corte, soluzioni una tantum, in puro stile italico, che ricordano troppo le casse integrazioni “strategiche” e altri aiuti farlocchi, utili al momento ma senza alcuna validità sul lungo periodo.

Noi aiutamo la viticultura del sud in questo modo, senza alcuna visione strategica. In Nuova Zelanda hanno già un piano per rendere tutte la filiera della produzione del vino sostenibile dal punto di vista ecologico entro il 2012. E hanno già raggiunto il 65% del target.

E come disse un altro Totò, ben più famoso: “Ma mi faccia il piacere!”

2 pensieri su “CS in difficoltà? No problem, ci pensa Totò

  1. Non ho parole per dire, anche e sopratutto da produttore di vini, come mi rattrista questa situazione.
    Sono pienamente e fermissimamente convinto che i contributi pubblici, alla lunga (e nel caso in questione “alla lunghissima”) siano uno degli ostacoli maggiori al fare bene il proprio lavoro, oltre che essere una mancanza di rispetto per chi si deve confrontare col mercato senza troppe protezioni. Nessuno, specialmente in Italia, vuole mai ingoiare la medicina amara, e questo porta alla cronicizzazione della malattia, con effetti devastanti sulle finanze pubbliche, ma sopratutto su quella mancanza di formazione di una classe imprenditoriale vera.
    Faccio un esempio non di vino. Ero a New York il mese scorso, e mi e’ capitato di passare qualche ora con il direttore della sede USA di una importante banca italiana. Con lui commentavo il fatto che tutta la storia dei mutui americani “subprime” avesse un risalto infinitamente maggiore in Italia, dove le ricadute del problema sono quantitativamente piccolissime, che in USA, dove a malapena era sui giornali. Lui mi ha risposto dicendomi: in USA una cosa del genere viene riassorbita dall’economia in modo relativamente veloce, chi non paga la rata del mutuo perde la case e la banca la rimette sul mercato dopo appena tre mesi, perdendoci qualcosa ma rientrando velocemente del grosso. In Italia le nostre banche attendono in media 5 anni.
    Li’ ingoiano la medicina, e guariscono, qui si usa il pannicello caldo, specialmente quando porta qualche “preferenza” elettorale.

  2. Non posso che essere d’accordo con te. L’assistenzialismo di stato, come in tutti i settori, causa stagnazione, pigrizia imprenditoriale, lentezza, mancanza di rinnovamento. E nel settore del vino, dove le cose, per “stagionalità” si muovono ancora più lentamente, questi contributi non fanno che alimentare l’agonia del settore, piuttosto che aiutarlo ad uscire dall’impasse. Cosa può interessare a un imprenditore, o una CS, di fare meglio e investire su se stesso quando comunque arriva mammà regione o papà stato a rimpinguare le casse? Senza richiedere da parte loro una miglioria organizzativa o di risultati?

    L’economia e il sistema Americano (ma direi anglosassone in genere) sono per tradizione basate sulla competizione e sull’inziativa singola. Se sei in grado di competere e migliorarti bene, se no, è selezione naturale. E i migliori riescono e riescono bene. Dev’essere anche la differenza culturale tra una società che affonda le proprie radici nel protestantesimp e una che le affonda nel cattolicesimo. Ma è un discorso troppo complesso.
    Capisco le tue frustazioni, sono le stesse di un altro produttore di Montepulciano che al Vinitaly si era svenato per un piccolo stand mentre i Siciliani erano ospitati in uno stand faraonico. Come succederà di nuovo, gratis, grazie a Totò.

    Ultima segnalazione, sul Gambero Rosso di Ottobre, su 73 pagine di pubblicità di vini e cantine, 15 (il 20%) sono di cantine siciliane.
    Sembra che tutto sommato i soldi per investire in comunicazione ci siano. E la crisi? E lo stato di calamità?

    Che forse le 15 pagine siano state pagate con soldi nostri?

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