Vino dei Blogger #5: COF Merlot Riserva Antico Broilo

Dura scelta, quella richiesta da Luk per il vino dei blogger #5. Un po’ come l’asino di Buridano, mi sono trovato in difficoltà: cosa scegliere tra un fine ed elegante Pinot Nero altoatesino o un energico e corposo Merlot friulano?
L’asino in questione fece una brutta fine: nell’indecisione di quale dei due invitanti cumuli di fieno nutrirsi, morì di fame. Io, che palesemente (spero) asino non sono (e di sete non voglio morire) ho fatto una scelta ragionata.
Bere il Pinot Nero in questione (per i lettori, il 2003 di Garlider, tenetelo d’occhio, Christian ci sa fare…) era come commettere un infanticidio, troppotroppo giovane, mentre il COF Merlot Riserva Antico Broilo mi è sembrato pronto per essere consumato.
Lo so, ho scelto per esclusione, ma sempre scelta è, no?

Come sempre cerco su Google qualche informazione in più sull’azienda. L’home page del sito recita:


A
ntico Broilo,
antica azienda agricola nel cuore dei Colli Orientali,
in un magnifico contesto
produce ottimi vini bianchi e rossi

…iniziamo bene….

E invece devo dire che ho trovato un ottimo prodotto. Certo, non un campione di eleganza. Il vitigno, estroverso e un po’ piacione di suo, esaltato dal millesimo sahariano, ha prodotto un vino, passatemi il termine, ciccione e rotondone. Ma sicuramente molto piacevole, complesso e non cotto come altri 2003 che ho assaggiato.

Già nel bicchiere il colore è di un rosso rubino acceso veramente bello e invitante, che mi lascia intuire una certa acidità. In prima battuta al naso si sente una leggera nota alcoolica, seguita però da tabacco a sbuffi, cioccolato bianco, frutta rossa, in particolare susina in confettura, delle note erbacee leggere, una speziatura residua che ricorda il passaggio in legno (12-18 mesi in tonneaux) ma non invadente. Ripeto, non grande eleganza ma potenza e molta molta pulizia.
Una volta in bocca il corpo è da vendere, il vino è rotondo e piacione, ma avercene di piacioni così. I tannini sono fini e l’acidità, come intuito, è presente e tiene il vino vivo, mentre la persistenza è da record. Il finale gira un po’ sull’amaro, unica pecca di questo vino, che per il resto ho trovato ottimo e ben fatto, buona espressione del territorio (il Colli Orientali del Friuli) dove il Merlot è di fatto un autoctono.
Segno che dove si lavora bene in vigna (viti di 30 anni, rese di 50 ql/ha, esposizione a nord-est) si riesce a produrre bene anche quando la natura ti rema contro.

Non è un vino regalato, viene sui 20€ in enoteca, ma ne vale la pena.

Un’ultima osservazione: vi prego, cambiate il claim sul sito dell’azienda!

ps. scusate l’orrenda foto, fatta in extremis con il telefonino.

Innocenti degustazioni

Questo video, via Fiorenzo, mi riporta dolcemente in un mondo dove l’odore di pelo del cinghiale che corre sulla spiaggia di Bolgheri c’è l’ha solo il Sus scrofa toscano, la frutta sottospirito leggermente macerata in una notte di luna piena si trova solo nei mirtilli con la grappa di mio nonno e il balsamico di erbe di montagna lo sento nelle Ricola prese dal tabacchino sotto casa.

Il bel mondo dove il vino, mistero dei misteri, sa finalmente di vino. E di uva.

Mondo dal quale, ahimè, mi sto allontanando sempre più.

Beata innocenza!

Noce di Prosciutto Autogrill IGP

Uno spettro si aggira sulle autostrade italiche. Placido, si staglia fiero nel suo profilo ruvido e bombiforme, comodamente adagiato in un contenitore di paglia intrecciata che richiama qualcosa di rustico e antico, come fosse un prodotto da sempre presente nella memoria gastronomica del nostro paese. Come il San Daniele e il Lardo di Colonnata. Come il Parmigiano Reggiano e la Mozzarella di Aversa. E’ lui, lo trovi ovunque ma non è mai stato da nessuna parte, tutti lo vedono ma nessuno lo ha mai assaggiato. Sempre uguale a se stesso da Vipiteno a Reggio Calabria, principe apolide dei salumi italiani . E’ il vero, unico, intramontabile Noce di Prosciutto dell’Autogrill. E solo in Autogrill si può comprare. A furor di popolo, diamogli l’IGP.

Noce di Prosciutto Autogrill Indicazione Geografica Protetta.
Se lo merita.

Maisazi Food Event

E così ci siamo, giusto il tempo per gli ultimi preparativi e recuperare le ultime adesioni. Tutto sembra a posto per il primo Maisazi Food Event, organizzato per il 2 Marzo 2007 dal vulcanico Fradefra di Maisazi.com in collaborazione con la Scuola di Cucina Altopalato presso la loro sede in via Ausonio 13, Milano. Di che si tratta?

Semplice: un pomeriggio tutto incentrato sul tema del cibo e del vino, diviso in due parti: una prima parte di tavola rotonda e una seconda più operativa di cucina con dei blogger ai fornelli. E sì, per i temerari, pure un’appendice di assaggi dei manicaretti cucinati dai nostri cuochi e di degustazione di una selezione di bianchi dell’Azienda Agricola Albino Armani, lanciatissima con i blogger dopo la bella prova del loro Foja Tonda nel Vino dei Blogger #4.

I temi della tavola rotonda, dalle ore 14 alle 16.30 circa, saranno i seguenti:
  • L’evoluzione della cucina nella storia italiana – Toni Sarcina, storico enogastronomico e titolare della Scuola di Cucina Altopalato, introdurrà l’argomento mostrando le fasi principali di questo percorso.
  • Strumenti di cottura e taglio – Francesco de Francesco, blogger appassionato di sperimentazione in cucina, illustrerà l’importanza del corretto impiego di pentolame e coltelli.
  • Abbinamento di cibo e vino – Marco Grossi, vicedelegato di ONAV e blogger di Imbottigliato all’origine, introdurrà il confronto su questo aspetto troppo spesso sottovalutato.
  • Cucina e salute – Mariangela Balsamo, blogger di maisazi.com, aprirà il tema dello star bene a tavola.
  • La rete delle ricette e le ricette in rete – Francesca Valerio, blogger di FrancescaV, esplorerà le relazioni tra ricette e Internet.
Mentre dalle 16.30 alle 18.30 circa si prodigheranno ai fornelli Francesco de Francesco, Francesca Valerio, Alessio Turriziani e Francesca Giudici.

A seguire, come detto sopra, assaggio dei prodotti e degustazione dei vini, che per i più curiosi sono lo Chardonnay Vigneto Capitel 2006, il Muller Thurgau 2006 e il Pinot Grigio Colle Ara 2005.

Dovrebbe esserci ancora qualche posto a disposizione, quindi se siete interessati mandate un’email a fradefra@maisazi.com o telefonate al +39 349 2207339.

Champagne Inglese?

Ah, il caso. Beffardo, maligno o semplicemente… casuale! Prendi il caso (appunto) di un viaggio a Londra per lavoro, di una copia di Repubblica acchiappata appena prima dell’imbarco e di un giro per i corridoi della sede inglese della prestigiosa casa editrice per cui lavoro. E di un cellulare a cui manca solo di fare il caffè. Voilà, il post è fatto. Non sto delirando, tutto torna. Apro il giornale mentre l’aereo sorvola placido il territorio francese (altra casualità) e cosa leggo? Che a causa del global warming oramai anche i terreni intorno a Reims non sono più adatti alla produzione delle pregiate bollicine e che bisogna guardare più a nord, alla perfida Albione quale nuova terra promessa per la produzione di questa tipologia di vino. Sembra infatti che Carol Duval-Leroy, della omonima prestiogiosa maison francese sia seriamente interessata all’acquisto di una tenuta di ben 200 ettari nella Bride Valley, Dorset, UK. Tenuta (casualmente) di proprietà di Mr. Spurrier, noto enologo inglese, che (casualmente) dichiara all’Independent che “La mia terra è perfetta per coltivare i tre tipi di uva che producono champagne. L’acidità e la qualità del suolo sono ideali. La posizione geografica, pure”. Anche se fin’ora la tenuta è stata appannaggio di innocenti pecore. Aggiungiamo che Londra ospiterà le olimpiadi nel 2012, e che il primo “champagne” d’oltremanica potrebbe essere pronto proprio per quella data. Visto che tre indizi fanno una prova, non è che si sta prendendo il riscaldamento globale (serissimo problema, per carità) come alibi per aprirsi verso nuovi mercati produttivi (e di consumo) anche dove non c’è l’effettiva necessità?

Tornando alle casualità mie, atterro a Londra, prendo il trenino, poi taxi, e mi ritrovo negli nostri uffici in Hanover Square. Tempo di un giro nei corridoi alla ricerca del bagno e cosa mi ritrovo davanti? Quello che vedete nella foto sopra! Allora i casi sono due: o i giornalisti fanno grandi, grandi feste, o gli inglesi si stanno realmente attrezzando per produrre le loro bollicine. Iniziando a farsi il palato con il prodotto originale francese.

Inizio a temere per tutte queste coincidenze….

Per la cronaca, di global warming e vino ho già parlato qui e qui.

Vino dei blogger #4, Foja Tonda

E così arrivarono le bottiglie. Grazie a Lizzy che ha avuto l’idea particolare di fare un’edizione monografica del vino dei Blogger e alla disponibilità dell’azienda Albino Armani, un manipolo di blogger ha avuto finalmente modo di assaggiare il Foja Tonda, vino da uva Casetta in purezza.
Coraggiosa azienda, la Armani, rappresentata in questa occasione da Giampiero Sappa. Mettere le proprie bottiglie a disposizione di “serpi” come i blogger vuol dire esporsi a grossi rischi. Ma tanto di cappello per il coraggio, soprattutto in un campo, come quello dei vini, dove la regola del “bene o male, purchè se ne parli” non regge. Il Foja Tonda o Casetta, dicevamo, è uno dei due vitigni autoctoni a bacca rossa che rientrano nella nuova DOC Terradeiforti Valdadige (l’altro è l’Enanzio, e ci incuriosisce assai. A buon produttore….) e che è stato riscoperto e valorizzato appunto da Albino Armani, sull’onda di quella che è -facciamocene una ragione- la nouvelle vogue dei vitigni autoctoni in Italia. Una sorta di conclamato riflusso dopo anni di barriconi e di uve internazionali. Il vino si presenta nel bicchiere con un colore rubino veramente vivo e brillante. A dispetto di quello che spesso si sente dire (e viene insegnato) il colore è veramente un grandissimo e importante segno del “percorso di vita” di un vino. Questo colore mi dice alta acidità, vinosità ed estrema giovinezza, a dispetto del millesimo ’03 ’04 indicato in etichetta. Al naso il vino e’ esplosivo, prima fiori rossi, poi marasca e prugna, frutta fresca, non surmatura, e una pulizia esemplare. Dopo qualche minuto si palesano anche note di tabacco e spezie, ma anche una certa nota verde che, a dispetto di quello che ha scritto Terry, richiama alla mente il merlot e il cabernet veneto. Certo non un peccato, ma a un’analisi attenta la somiglianza è notevole. In bocca gran corpo e spiccata acidità, vino nervoso e fresco, di certo non banale, perfetto per essere abbinato a del cibo. Un vino di quelli che stanno, ahimè, contribuendo all’ingrasso di noi enoappassionati: un sorso un boccone, uno via l’altro, e in men che non si dica ti ritrovi in esubero di qualche (…) chilo. Di vini così dovrebbero essercene di piu’!
Mi piacerebbe provarlo, come dice Luk, tra qualche anno.

Torno tra di voi!

Avrete sicuramente notato la mia assenza da questi schermi, e la modalità slowblog di Imbottigliato, ma c’è un buon motivo. L’ho già accennato qualche post fa, un grosso progetto mi ha tenuto impegnato praticamente a tempo pieno, in particolare nell’ultimo mese. Una start up di quelle toste, ma ne sono particolarmente fiero. Si tratta di Style.it, ultima fatica della società per cui lavoro, progetto che ho seguito personalmente per quanto riguarda il coordinamento di tutta la parte tecnologica, sia front end che back end. E sono più che felice di mostrarvelo, in beta, a pochi giorni dal lancio ufficiale. C’è una bella community e, come potrebbe mancare, anche una piattaforma di blog.

Se avete un feedback, delle impressioni, suggerimenti e insulti, sapete dove trovarmi.

Ah, ho aperto qualcosa anche di la, si chiama Tannino Verde!

Signùr che calùr

Io mi sto preparando. Altro che Ecuador e Costarica. Le banane più buone arrivaranno dal Piemonte. Quelle di Langa saranno fantastiche, e quelle di cru come Boschis, Cannubi o Sorì Ginestra ancor più sublimi.

E berremo barolen Tedeschi, champagnes di Manchester e verdikki di Oslo.

Se esiste un dio protettore degli enoappassionati, spero Lui possa fare sì che, quando tutto ciò accadrà, io stia già riposando in pace sotto un metro di terra, ucciso da un cassa di Montrachet cadutami addosso nell’enoteca più bella del mondo…

Ed è tempo di vino dei Blogger #4

Intro: ok, sembra che questo blog si stia dedicando esclusivamente al VDB. Avete ragione, tornerò in modalità normale a breve, per ora beccatevi questi aggiornamenti a spizzichi e bocconi.

Grazie a Lizzy di Vinopigro è stato annunciato il Vino dei Blogger #4. Dopo aver parlato di vino da vitigni autoctoni in purezza, di improbabili Chianti da hard discount, di Bollicine Italiane, è la volta di un tema un po’ particolare. Lizzy infatti ci chiede di recensire un singolo vino, il Foja Tonda, prodotto da uve Casetta in purezza e coltivato in Vallagarina, prevalentemente nei comuni di Dolcè, Ala e Avio, tra la provincia di Verona e Trento. Per reperire questo vino, se non lo trovate nelle enoteche della vostra città, potete rivolgervi a Giampiero Sappa di Albino Armani (cell.335-1800152, fax: 045-7290033 ), azienda che ha riscoperto e ha investito in questo vitigno in estinzione. Se dite a Giampiero che avete un blog, che partecipate al Vino dei Blogger e che vi manda Lizzy di Vinopigro, sono sicuro sarà felice di mandarvi un campione per la vostra recensione.
Termine ultimo per l’invio delle recensioni, 25 febbraio 2007. Buona recensione!